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Cronaca 2 min di lettura3 ore fa

Garlasco, il giallo dei file sul Dna: Portera chiarisce il suo ruolo

L’ex ufficiale del Ris ridimensiona il proprio coinvolgimento nell’analisi dei campioni prelevati dalla bicicletta di Alberto Stasi.

Due file relativi ai campioni prelevati dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi riportavano risultati privi di profili genetici utili, ma la loro cronologia è al centro di una lettura contrapposta. I dati risultavano ottenuti il 10 settembre 2007 e modificati il 20 settembre dello stesso anno: per i consulenti della famiglia Poggi si sarebbe trattato soltanto di un aggiornamento successivo, mentre la difesa di Stasi e i pm considerano quei risultati negativi successivi al confronto con il Dna di Chiara Poggi.

La relazione depositata dai consulenti della Procura di Pavia, Previderé e Grignani, riferisce infatti dell’assenza di picchi elettroforetici nei due file e, di conseguenza, della mancanza di materiale utilizzabile per una comparazione. La questione rientra nel nuovo filone di accertamenti sui dati grezzi del Dna, nato anche dal mancato inserimento nel fascicolo di due contro-analisi negative.


La cronologia dei risultati resta controversa

Nello stesso documento viene indicata una successiva analisi dei tracciati elettroforetici trasmessi dal Ris alla Procura nel novembre 2025. Da quella verifica sarebbe emerso un profilo parziale compatibile con Chiara Poggi e due profili completi sovrapponibili al suo per 15 marcatori.

I tentativi effettuati in seguito sui pedali della bicicletta Umberto Dei non avrebbero però prodotto alcun profilo genetico. La diversa interpretazione delle date associate ai file è diventata così uno degli elementi esaminati nella nuova indagine sugli accertamenti compiuti dagli investigatori del Ris all’epoca dei fatti.


Portera nega responsabilità analitiche

Ascoltato dalla Procura di Pavia nell’ambito dell’inchiesta sul delitto di Garlasco, Giorgio Portera ha escluso di avere svolto personalmente l’analisi genetica del campione indicato con la sigla BU_P. L’ex ufficiale dell’Arma ha precisato: «Non ho eseguito personalmente l’analisi genetica del campione né ho valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco durante il mio servizio al Ris di Parma».

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Il suo nome sarebbe comparso nei registri digitali a causa di un accesso effettuato con il proprio identificativo durante l’ultima fase di trattamento della traccia. Portera ha chiarito di non avere eseguito sopralluoghi né sottoscritto verbali o referti collegati al caso.


Un accesso limitato allo strumento

Secondo la ricostruzione dell’ex genetista, l’operazione riconducibile al suo accesso consisteva soltanto nel trasferimento sul sequenziatore di un campione già preparato da altri. Non è inoltre possibile stabilire con certezza se l’inserimento sia stato materialmente compiuto da lui o da un collega entrato nel sistema utilizzando le sue credenziali.

Portera ha distinto questa attività tecnica dalla responsabilità scientifica dell’esame, che comprende valutazione e interpretazione dei profili. «Si trattava, pertanto, di una mera attività tecnica e strumentale», ha ribadito, spiegando di avere collegato quell’episodio al campione soltanto anni dopo, quando sono stati resi noti i dettagli dei dati grezzi.

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