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Cronaca 2 min di lettura9 ore fa

Garlasco, il dubbio di Venditti: «Sempio non è sulla scena

L’ex procuratore di Pavia contesta alcuni elementi della nuova ricostruzione e giudica prematuro chiedere all’indagato di dimostrare dove si trovasse.

La chiusura delle indagini sul delitto di Garlasco non convince Mario Venditti. Intervenuto il 28 settembre a Quarta Repubblica, l’ex procuratore di Pavia, prosciolto dall’accusa di corruzione, ha messo in discussione la solidità degli elementi raccolti contro Andrea Sempio, indicato dalla Procura come unico responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi.


Venditti contesta il quadro accusatorio

Secondo Venditti, gli atti depositati dai pubblici ministeri non chiarirebbero il passaggio decisivo: la presenza di Sempio nella villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007. «Non collocano Sempio sulla scena del crimine ed è sbagliato chiedergli l’alibi perché si chiede quando c’è un’accusa provata», ha affermato durante la trasmissione.

Il magistrato ha inoltre rilevato che la ricostruzione dell’accusa non spiega in modo sufficiente l’ingresso nell’abitazione. A suo giudizio restano senza risposta le domande sulle modalità, sull’orario e sul percorso con cui l’indagato sarebbe entrato nella casa: «Nessuno ci dice come, quando e con quali modalità è entrato in casa».


L’impronta della scarpa resta controversa

Tra gli elementi esaminati dalla Procura guidata da Fabio Napoleone c’è anche la possibile compatibilità tra un’impronta riconducibile a una scarpa numero 42 e il piede di Sempio. Venditti ha però richiamato le obiezioni tecniche sollevate dalla difesa, secondo cui la larghezza del piede non corrisponderebbe a quella dell’impronta attribuita all’assassino.

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L’ex procuratore ha poi spiegato perché, nel 2017 e nel 2020, aveva archiviato la posizione di Sempio. Insieme alla collega Giulia Pezzino, aveva valutato il materiale alla luce della recente pronuncia della Corte di Cassazione, che aveva confermato la decisione della Corte d’Appello, e della richiesta di revisione presentata da Alberto Stasi alla Procura di Brescia.

Venditti ha precisato di non aver trovato, in quelle circostanze, un elemento decisivo capace di modificare il quadro giudiziario già consolidato. Ha definito quell’assenza una «pistola fumante», sostenendo che la nuova indagine, a suo parere, non avrebbe colmato alcune omissioni rilevanti.

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