11.000Lettori online ora
Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Garlasco, il Dna sui pedali apre un nuovo dubbio: errore

La difesa di Alberto Stasi segnala una possibile contaminazione tra i reperti e richiama la coincidenza della quantità di Dna analizzata.

La stessa quantità di Dna, 2.78 nanogrammi, sarebbe stata individuata nei campioni ricavati dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi e dal cucchiaino utilizzato da Chiara Poggi per la colazione. È da questa coincidenza che prende forma una nuova ipotesi sul risultato dei test, già al centro dell’inchiesta sul delitto di Garlasco.


La coincidenza tra i due reperti

Secondo i consulenti tecnici della difesa di Stasi, il profilo genetico trovato sui pedali potrebbe essere arrivato lì per errore, a causa di uno scambio accidentale con il materiale associato al cucchiaino. La loro ricostruzione non viene però presentata come una certezza, ma come una possibilità da verificare.

A rafforzare il dubbio, per la difesa, ci sarebbe anche la quantità identica di Dna rilevata nei due campioni. I reperti, inoltre, furono sottoposti agli accertamenti nello stesso arco temporale: il cucchiaino venne esaminato il 10, mentre i pedali furono analizzati l’11, con lavorazioni avvenute a poche ore di distanza.


Il risultato cambiato in un giorno

L’elemento che rende il caso particolarmente delicato riguarda la successione dei test. Sulla superficie dei pedali, infatti, un esame aveva evidenziato il Dna di Chiara Poggi; il giorno seguente, una nuova verifica non avrebbe più mostrato alcuna traccia dello stesso materiale genetico.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Questa differenza tra i due risultati ha attirato l’attenzione degli investigatori impegnati nella seconda inchiesta. I pubblici ministeri stanno ricostruendo la catena degli accertamenti e le modalità con cui i reperti sono stati trattati, per stabilire se possa essersi verificato un errore umano in laboratorio.


Gli accertamenti sono ancora aperti

Al momento, l’eventuale scambio tra i campioni resta soltanto un’ipotesi avanzata dagli esperti della difesa. La coincidenza della quantità di Dna e la vicinanza temporale delle analisi sono gli elementi sui quali si concentrano i dubbi, ma non costituiscono di per sé la prova di una contaminazione.

L’inchiesta bis dovrà quindi chiarire ogni passaggio del lavoro svolto sui reperti, compresi i tempi degli esami e le procedure seguite. Solo al termine di questa verifica sarà possibile capire se la traccia comparsa sui pedali sia il risultato di un dato effettivamente attendibile oppure di un possibile errore di laboratorio.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere