Garlasco, il dato sui pedali riapre il caso Stasi: cosa può succedere
Le contro-analisi del 2007 non confermerebbero il Dna di Chiara Poggi sulla bici di Alberto Stasi: l’elemento può sostenere la richiesta di revisione della condanna
La possibile revisione del processo ad Alberto Stasi acquista un nuovo elemento: due verifiche genetiche svolte nel settembre 2007 avrebbero escluso la presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta dell’ex fidanzato. Quei risultati, secondo la difesa, non sarebbero stati inseriti nel fascicolo dell’accusa e potrebbero ora assumere un peso decisivo.
La circostanza è contenuta nella comunicazione con cui la Procura di Pavia ha annunciato la chiusura delle indagini su Andrea Sempio, accusato dell’omicidio aggravato della ragazza. Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per il delitto del 13 agosto 2007, era stato fermato il 24 settembre dello stesso anno, ma il provvedimento non era stato convalidato.
Una possibile svolta per Stasi
La difesa sta lavorando da mesi all’ipotesi di revisione e considera il nuovo dato un sostegno concreto alla propria iniziativa. I legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis sostengono che il risultato genetico inizialmente ritenuto decisivo avrebbe orientato in modo irreversibile le indagini, contribuendo alla costruzione dell’impianto accusatorio contro Stasi.
Nella lettura della difesa, il materiale oggi emerso metterebbe in discussione anche le ricostruzioni sulla presunta sostituzione dei pedali e sull’esistenza di biciclette diverse da quelle esaminate dagli investigatori. La Procura di Pavia, intanto, sta valutando soprattutto se vi siano responsabilità penali nella gestione di quegli accertamenti; la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni viene aggiornata sugli aspetti potenzialmente utili alla revisione, anche se non le è stata ancora presentata una richiesta formale.
I risultati genetici rimasti fuori
La nuova ricostruzione nasce dall’esame dei dati grezzi consegnati dal Ris di Parma alla Procura di Pavia il 6 novembre 2025. I genetisti Ugo Ricci e Pasquale Linarello hanno individuato due contro-analisi effettuate il 20 settembre 2007: entrambe avrebbero dato esito completamente negativo, in contrasto con il risultato del giorno precedente, quando era stata indicata come certa la presenza del Dna della vittima sui pedali della bici bordeaux.
Il doppio esito negativo è stato successivamente riscontrato anche dai consulenti nominati dalla Procura, Carlo Previderè e Pierangela Grignani. Per gli esperti della difesa, si tratterebbe di verifiche potenzialmente idonee a scagionare Stasi già allora, ma che non risultavano agli atti della Procura di Vigevano. Il materiale, descritto come altamente cellulato, era invece compreso tra gli elementi richiamati dalla Cassazione nel 2015 per confermare la condanna.
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Il nodo mai sciolto dei pedali
La vicenda delle biciclette è stata per anni uno dei punti più contestati nei processi. La parte civile aveva sostenuto che i pedali fossero stati trasferiti dalla bici bordeaux a una bicicletta nera da donna, vista da una testimone davanti alla villetta di via Pascoli la mattina del delitto e sequestrata soltanto nel 2014.
Questa ricostruzione, tuttavia, non è stata certificata dalle sentenze. Anche in una recente informativa investigativa di 320 pagine lo scambio viene giudicato una tesi priva di logica, perché avrebbe richiesto di eliminare una bicicletta e, nello stesso tempo, di smontarne i pedali per collocarli su un altro mezzo destinato a essere trovato dagli inquirenti.
Gli ex Ris convocati dai magistrati
Per chiarire come siano stati trattati gli accertamenti del 2007, la Procura ha ascoltato la scorsa settimana alcuni ex appartenenti al Ris di Parma, tra cui Luciano Garofano, già generale dell’Arma e oggi impegnato a difendere l’operato dei carabinieri.
Garofano ha respinto con decisione ogni sospetto: «Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti che non era e non è nel nostro costume». Ha inoltre ricordato che le analisi si sarebbero svolte alla presenza dei consulenti delle parti, compresi quelli incaricati da Stasi. La Procura dovrà ora stabilire perché due risultati contrari alla prima conclusione non siano confluiti nel fascicolo originario.
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