Garlasco, Garofano sfida i dubbi: il Dna sui pedali resta al centro
L’ex comandante del Ris respinge le contestazioni sulle analisi della bici di Stasi e annuncia denunce contro chi ne avrebbe danneggiato l’immagine.
Luciano Garofano annuncia azioni legali dopo le contestazioni emerse sul caso Garlasco e difende il lavoro svolto all’epoca dal Ris di Parma. Intervenuto a “Porta a Porta”, l’ex generale ha respinto l’idea che gli esami sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi potessero mettere in dubbio la presenza del Dna di Chiara Poggi.
Garofano ha anche escluso che nei documenti esaminati ci fossero elementi capaci di smentire quel risultato. A suo giudizio, la ricostruzione degli accertamenti e il contenuto delle relazioni già disponibili potranno chiarire la vicenda, ora tornata al centro dell’inchiesta della Procura di Pavia su Andrea Sempio.
Garofano prepara la risposta alle accuse
L’ex comandante del reparto investigativo ha definito strumentali le critiche rivolte alla sua reputazione e ha fatto sapere che intende rivolgersi sia alla magistratura penale sia a quella civile. «Non credo di dover difendere la mia reputazione, che certo è stata offesa strumentalmente e tutti coloro che l’hanno offesa saranno da me denunciati sia in via penale che civile», ha dichiarato durante la trasmissione.
Garofano ha inoltre contestato l’interpretazione data al comunicato della Procura di Pavia. Secondo lui, il documento non sostiene che qualcuno abbia occultato informazioni o alterato il corso degli accertamenti: segnala piuttosto che i dati originari non erano stati rinvenuti e che sarebbero stati consegnati dal capitano Marino al proprio comandante e, successivamente, alla Procura nel novembre 2025.
Il risultato sui pedali resta contestato
Al centro della discussione ci sono due verifiche successive sul materiale prelevato dai pedali di una bici Umberto Dei. Alcuni primi esami non avevano prodotto un esito positivo, ma ulteriori analisi, effettuate dopo la purificazione dei campioni, avevano individuato il profilo genetico di Chiara Poggi.
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Garofano sostiene che il dato favorevole alla presenza del Dna non possa essere annullato dalla prevalenza di risultati negativi. Ha ricordato inoltre che il consulente della Procura, il dottor Previderè, avrebbe considerato accertati i profili di Chiara Poggi in due campioni raccolti sui pedali.
Restano da chiarire date e documenti
Rispondendo a Bruno Vespa, che gli chiedeva perché le contro-analisi non fossero confluite nel procedimento che portò alla condanna di Alberto Stasi, Garofano ha ammesso di non poter fornire una spiegazione senza esaminare l’intero fascicolo. Ha osservato che gli atti possono essere archiviati in modo non lineare o non essere immediatamente reperibili, lasciando aperte diverse possibili ragioni.
L’ex generale ritiene plausibile anche l’ipotesi formulata da Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, secondo cui una parte della controversia potrebbe dipendere dalla lettura delle date. Garofano ha parlato di una possibile interpretazione errata dei dati originari da parte dei consulenti della difesa Stasi e della Procura, auspicando un nuovo approfondimento.
A suo dire, durante gli accertamenti non ci furono esitazioni sulla positività attribuita ai campioni. «Escludo categoricamente che ci fosse un dato che poteva negare la presenza del Dna di Chiara Poggi su quei pedali», ha ribadito, sostenendo che un elemento anche solo parzialmente contrario sarebbe stato segnalato agli inquirenti.
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