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Cronaca 2 min di lettura15 ott

Fiori, pasti controllati e nomi falsi: così è protetto papa Leone

Al Gemelli il Pontefice affronta la degenza in un’area blindata, tra controlli rigorosi, assistenza fidata e informazioni ridotte al minimo

Maz­zi di fiori bianchi con messaggi di pronta guarigione sono arrivati al Policlinico Agostino Gemelli per papa Leone. Intanto, dal Vaticano giungono con grande discrezione documenti e pratiche che il Pontefice potrebbe dover consultare, ma il flusso di informazioni viene ridotto per garantirgli la massima tranquillità.

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Riposo protetto anche a tavola

Anche l’alimentazione rientra nelle precauzioni adottate durante la degenza. Le suore presenti al decimo piano preparano i pasti seguendo le indicazioni stabilite dall’équipe medica che assiste Prevost.

Nel reparto il personale mantiene un atteggiamento estremamente riservato. L’obiettivo dichiarato informalmente è evitare ogni sollecitazione superflua e favorire il riposo del Papa, ricoverato per l’asportazione di un tumore al polmone.


Un piano isolato dal resto dell’ospedale

La sistemazione scelta si trova nell’ala sinistra del decimo piano, lungo il corridoio destinato ai reparti a pagamento. Qui sono stati collocati papa Leone e la famiglia pontificia, mentre l’appartamento sanitario tradizionalmente riservato ai pontefici è interessato da lavori di ristrutturazione.

L’accesso all’area è stato chiuso sia dal lato delle scale sia da quello degli ascensori. A garantire la sorveglianza continua provvede un gruppo di circa 25 uomini della Gendarmeria, organizzato in turni diurni e notturni. Le chiavi dell’appartamento pontificio, benché oggi non utilizzato, restano affidate esclusivamente a loro.


Il dispositivo coinvolge più corpi

Alla protezione interna partecipano anche alcuni componenti delle Guardie Svizzere. All’esterno del policlinico opera invece il servizio di sicurezza formato dagli agenti dell’Ispettorato vaticano, una presenza già collaudata nelle occasioni che richiedono tutela per il Pontefice.

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Il cordone predisposto intorno alla stanza e agli spazi di degenza deve impedire che notizie o movimenti filtrino, in un ospedale frequentato quotidianamente da centinaia di persone. Dal decimo piano, infatti, arrivano pochissime informazioni.


Medici e gendarmi accanto al Papa

Durante l’intervento di martedì, oltre ai sanitari e agli anestesisti, erano presenti il medico personale Luigi Carbone e il comandante della Gendarmeria Gianluca Gauzzi Broccoletti. La loro presenza rientra nelle procedure previste per l’assistenza al Pontefice.

A seguire ogni spostamento provvede una cerchia ristretta composta da medici, rappresentanti ecclesiastici e uomini della sicurezza. Il ricovero di papa Leone al Gemelli è iniziato martedì, in vista dell’operazione al polmone.


Esami registrati con identità protette

Anche i dati sanitari vengono trattati con cautele particolari. Per impedire accessi non autorizzati, l’ospedale può registrare gli esami usando uno pseudonimo, modificando l’età indicata oppure associando alla documentazione un codice conosciuto soltanto da chi deve recuperarla.

Questi accorgimenti completano il sistema di riservatezza costruito attorno al Pontefice. Nel frattempo, il passaggio di collaboratori e documenti dal Vaticano prosegue in modo limitato, così da non appesantire la degenza.

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