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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Fiore sfida i giudici: l’accusa vuole lasciare intatte le condanne

In aula a Roma il leader di Forza Nuova respinge ogni responsabilità e paragona il caso all’inchiesta di Garlasco, parlando di prove occultate

Il leader di Forza Nuova Roberto Fiore si è presentato davanti alla Corte d’appello di Roma per ribadire la propria estraneità ai fatti. Nel frattempo, la procura generale ha chiesto di mantenere tutte le condanne già stabilite in primo grado per l’assalto alla Cgil.


Fiore rilancia la sua versione

Durante l’udienza, Fiore ha sostenuto di essere innocente e ha contestato la ricostruzione emersa dalle indagini. A suo giudizio, gli elementi raccolti non dimostrerebbero la responsabilità che gli è stata attribuita.

Il leader di Forza Nuova ha richiamato il caso di Garlasco per descrivere la vicenda giudiziaria: «È una situazione simile a Garlasco. Tra dieci anni qualcuno dirà: “Com’è possibile che siano arrivati a questo? Che le prove siano state nascoste?”».

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L’appello parte dalle condanne

Il procedimento riguarda l’irruzione nella sede della Cgil e arriva ora al giudizio di secondo grado. La sentenza pronunciata in precedenza, insieme agli accertamenti della procura, sostiene una ricostruzione diversa da quella proposta da Fiore.

La procura generale di Roma ha quindi sollecitato la conferma integrale delle decisioni già adottate dai giudici di primo grado. La Corte d’appello dovrà valutare le posizioni degli imputati e stabilire se mantenere o modificare quel verdetto.

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