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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Neonato morto, l’accusa: cordone alterato e cartella falsificata

L’ex responsabile della Ginecologia del San Leonardo è ai domiciliari; per altri tre operatori è arrivata la sospensione dall’attività e dal servizio pubblico

Un bambino morto dopo complicazioni seguite al parto e un’inchiesta che ora coinvolge quattro operatori sanitari. Secondo la Procura, il decesso sarebbe stato seguito da interventi destinati a modificare la ricostruzione dei fatti, compresa l’alterazione della documentazione clinica.


L’inchiesta punta sulle alterazioni

L’ordinanza cautelare è stata eseguita dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata su disposizione del gip del tribunale locale, su richiesta della Procura. Al centro del procedimento c’è la morte di un neonato avvenuta nel marzo di due anni fa all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.

Il piccolo, ricoverato in terapia intensiva subito dopo la nascita, è deceduto quando aveva circa un mese. Per gli inquirenti, le condotte contestate sarebbero iniziate già durante l’intervento e avrebbero avuto l’obiettivo di allontanare dai sanitari eventuali responsabilità legate alle complicazioni post-parto.

Secondo la ricostruzione investigativa, sul cordone ombelicale sarebbe stato realizzato un nodo artificiale, così da far apparire il decesso come l’effetto di un fatto non prevedibile per i ginecologi. Cordone e placenta sarebbero stati poi eliminati immediatamente, in contrasto con le procedure normalmente adottate nella struttura.


Cartella clinica e versioni concordate

Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato irregolarità nella cartella clinica. In particolare, sarebbero stati modificati gli orari di presenza del personale e le indicazioni relative alle attività svolte dai medici durante l’assistenza al parto.

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L’ipotesi della Procura comprende anche un coordinamento tra gli indagati per fornire agli investigatori ricostruzioni ritenute di comodo. L’allora primaria della Ginecologia, secondo l’accusa, avrebbe avuto un ruolo centrale nell’alterazione delle fonti di prova, sfruttando l’influenza esercitata nel reparto da lei diretto.

I reati contestati, a seconda delle posizioni, comprendono la responsabilità colposa per la morte in ambito sanitario, la falsità materiale e ideologica in atto pubblico commessa da un pubblico ufficiale, oltre alla frode nel processo penale e al depistaggio.


Domiciliari per l’ex primaria

Per Eutalia Esposito, allora alla guida della Ginecologia ed ex consigliera comunale di Castellammare di Stabia, il giudice ha disposto gli arresti domiciliari. La misura riguarda l’ipotesi di un coinvolgimento nella gestione delle presunte alterazioni successive al decesso.

Per gli altri tre indagati è stata invece ordinata la sospensione per dodici mesi sia dall’esercizio della professione sia dal pubblico ufficio o servizio ricoperto. Il provvedimento cautelare è stato adottato nell’ambito delle indagini sulla morte del bambino e sulle condotte che, secondo gli inquirenti, avrebbero cercato di ostacolare l’accertamento delle responsabilità.

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