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Cronaca 3 min di lettura5 ore fa

Farmaci equivalenti, margini al 2,8%: Egualia chiede una svolta

Il comparto vale 6,8 miliardi e sostiene oltre 49mila posti di lavoro, ma l’aumento dei costi riduce la redditività e mette sotto pressione la filiera

Adeguare i prezzi dei medicinali essenziali, modificare il meccanismo di ripiano per i prodotti fuori brevetto e ridurre le differenze regionali nell’impiego degli equivalenti: sono queste alcune delle priorità indicate da Egualia per la prossima revisione della governance farmaceutica. L’associazione chiede inoltre di rendere effettivi gli accordi quadro con più aggiudicatari, così da rafforzare la continuità delle forniture.


La sostenibilità diventa una questione strategica

Secondo Egualia, intervenire sulle regole non significherebbe necessariamente aumentare la spesa pubblica. L’obiettivo, piuttosto, sarebbe creare condizioni che permettano di utilizzare meglio le risorse e di mantenere attiva una produzione considerata essenziale per il sistema sanitario.

Il tema riguarda anche la sicurezza degli approvvigionamenti. Tra il 60% e l’80% dei principi attivi impiegati nei farmaci venduti in Europa viene realizzato fuori dall’Unione europea, soprattutto in Cina e India. In un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche e dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina, la tenuta economica dei produttori di medicinali accessibili viene quindi collegata alla capacità europea di conservare autonomia industriale.


Costi in aumento, margini sotto pressione

I dati dell’XI Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci accessibili, preparato da Egualia con Nomisma e Teha Group, descrivono un settore ancora rilevante. Le aziende hanno prodotto ricavi per 6,8 miliardi di euro e impiegano direttamente 11.792 persone, con un incremento dell’1,9% in dodici mesi. Sommando l’occupazione e il valore generati nell’indotto, l’impatto complessivo supera 49mila addetti e raggiunge 20,4 miliardi di euro.

Il risultato economico mostra però una crepa. La redditività si è fermata al 2,8%, in calo di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Nel periodo compreso tra il 2020 e il 2024, i costi produttivi sono saliti del 32,1%: le materie prime hanno segnato un aumento del 30,9%, mentre i servizi sono cresciuti del 34,4%. Finora le imprese hanno assorbito la pressione attraverso riorganizzazioni, maggiore efficienza e revisione dei processi, ma lo spazio per ulteriori compensazioni appare più ristretto.

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Due velocità nel mercato dei farmaci

La difficoltà dei produttori di equivalenti si inserisce in un sistema sempre più diviso tra innovazione e medicinali fuori brevetto. Nel 2025 la spesa ospedaliera è aumentata del 5,2%, arrivando a 13,1 miliardi di euro, nonostante consumi rimasti pressoché invariati. I prodotti ancora protetti da brevetto hanno raccolto il 94,7% di questa spesa, mentre agli equivalenti è andato il 2,1%.

Il rapporto evidenzia così la presenza di due modelli industriali differenti: da una parte farmaci innovativi caratterizzati da quantità più contenute e prezzi unitari elevati; dall’altra prodotti accessibili, utilizzati su larga scala e con margini molto più ridotti. Lucio Poma, capo economista di Nomisma, ha avvertito che l’efficienza non può neutralizzare senza limiti l’incremento dei costi in un mercato regolato, con il rischio di frenare gli investimenti e restringere progressivamente l’offerta.

Daniela Bianco, partner di The European House - Ambrosetti e responsabile del settore salute e scienze della vita di Teha Group, ha chiesto una revisione delle politiche pubbliche che affianchi alla sostenibilità della spesa anche obiettivi industriali. A suo giudizio, innovazione e farmaci accessibili svolgono funzioni diverse ma complementari per il Servizio sanitario nazionale, soprattutto quando sono in gioco la solidità delle filiere e la regolarità delle forniture.

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