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Cronaca 2 min di lettura3 giorni fa

Fame e proprietà privata: l’allarme lanciato a Terra Madre

A Torino il confronto sul diritto al cibo mette al centro accesso alle risorse, sovranità alimentare e conseguenze del modello economico dominante.

L’aumento della fame è stato indicato da Raj Patel come una conseguenza dell’espansione della proprietà privata e della perdita dei beni comuni. L’economista britannico ne ha parlato a Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma a Torino fino al 27 settembre, durante un confronto dedicato alla giustizia alimentare.


Patel accusa il modello dominante

Secondo Patel, il potere riesce a rendere consuete situazioni che non dovrebbero esserlo, compresa l’idea che la fame sia inevitabile per chi non può permettersi di acquistare cibo. Ha ricordato che, nel diritto medievale di circa 800 anni fa, gli alimenti potevano essere considerati una ricchezza condivisa e accessibile nei momenti di bisogno.

«L’aumento della fame è il prezzo da pagare per aver lasciato che la proprietà privata dilagasse», ha affermato Patel. A suo giudizio, a questo costo si aggiunge il danno ambientale prodotto dalle grandi multinazionali: senza affrontare questa dinamica nel suo insieme, ha sostenuto, non sarà possibile intervenire davvero sul problema.


Il cibo oltre il consumo

Edward Mukiibi, presidente di Slow Food, ha spostato l’attenzione dal semplice atto di mangiare alle condizioni che rendono possibile l’accesso al cibo. «Il diritto al cibo non ha a che fare soltanto con il suo consumo, con il riempire un piatto o gli scaffali di un negozio: riguarda l'accesso alla conoscenza, alla terra, alle risorse, all'acqua, ai semi», ha detto durante l’incontro.

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Per Mukiibi, dunque, il tema appartiene anche alla sfera etica e riguarda i diritti delle persone. Francesco Sottile, agronomo e vicepresidente di Slow Food Italia, ha collegato questa impostazione alla sovranità alimentare, precisando che i due concetti si rafforzano a vicenda e non coincidono né con il nazionalismo né con il protezionismo.


Comunità e sovranità alimentare

Sottile ha inoltre preso le distanze dall’idea che la sovranità alimentare possa essere ricondotta alle catene di approvvigionamento oggi prevalenti. La discussione, invece, riguarda la possibilità per le comunità di esercitare diritti e scelte sul modo in cui il cibo viene prodotto, distribuito e reso disponibile.

Patel ha riassunto questo principio sostenendo che una comunità è davvero sovrana sul piano alimentare quando può decidere quale percorso debba seguire il cibo fino alle persone. Nel suo intervento ha infine invitato a mettere in discussione la normalità della proprietà privata come unico criterio di gestione delle risorse, indicandola come passaggio necessario per affrontare la fame.

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