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Cronaca 2 min di lettura58 min fa

Ventura, la pena non è prescritta: il caso Custra torna in Cassazione

La Corte d’Assise d’appello di Milano ha annullato la prescrizione della condanna a 14 anni, mentre la difesa annuncia un nuovo ricorso e l’ex militante resta in Francia.

La condanna a 14 anni per la morte del vicebrigadiere Antonio Custra resta esecutiva: per la Corte d’Assise d’appello di Milano la pena inflitta a Raffaele Ventura non si è estinta. Il 76enne, ex appartenente alle Formazioni comuniste combattenti, non è però detenuto e continua a vivere in Francia, dove si trova da decenni grazie alla cosiddetta dottrina Mitterrand.

La difesa ha già annunciato un nuovo ricorso davanti alla Cassazione. L’avvocato Davide Steccanella contesta soprattutto il valore attribuito a un fermo avvenuto in Francia nel 2017, ritenuto dai giudici sufficiente a interrompere il decorso della prescrizione.


La difesa contesta il fermo del 2017

Secondo il legale, Ventura sarebbe stato trattenuto per circa tre ore in una stazione di polizia, senza essere condotto davanti a un magistrato. Steccanella sostiene inoltre che il mandato di arresto europeo citato nel procedimento riguardasse condanne relative a fatti commessi fino al 1976 e non facesse riferimento né all’omicidio di Custra né al reato di omicidio.

«Andrò in Cassazione per farmi spiegare come sia possibile ritenere inizio esecuzione della pena per l’omicidio Custra del 14 maggio 1977 una sosta di 3 ore in una stazione di polizia senza vedere un giudice», ha dichiarato l’avvocato dopo la sentenza. Nel frattempo, Ventura rimane libero e sul territorio francese.


Il nuovo verdetto ribalta la prescrizione

La decisione è arrivata al termine del giudizio di rinvio disposto dalla Suprema Corte, dopo un ricorso presentato dalla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni. I giudici togati Nasi e Centonze hanno accolto la sua impostazione e revocato l’ordinanza che aveva riconosciuto la prescrizione della pena.

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Nel 2024 la prescrizione era stata dichiarata con un’ordinanza poi confermata dalla stessa Corte d’Assise d’appello nel 2025. Quel verdetto avrebbe consentito, almeno sul piano teorico, il rientro in Italia di Ventura senza l’obbligo di scontare la condanna. Il rinvio della Cassazione ha riaperto il procedimento e portato all’attuale capovolgimento.


La tesi dell’accusa sull’interruzione

Per la procuratrice generale, il punto decisivo è l’arresto provvisorio eseguito dalla polizia francese il 17 luglio 2017 su richiesta delle autorità italiane. Quell’episodio avrebbe interrotto la prescrizione, facendo ripartire il termine da quella data: di conseguenza, la pena non risulta ancora estinta.

«Ventura è stato condannato per fatti gravissimi in Italia a circa 50 anni di carcere, ma non ha mai scontato un giorno», aveva osservato Nanni durante l’udienza del 18 settembre. La condanna rimasta al centro del procedimento riguarda il concorso morale nell’omicidio di Antonio Custra, ucciso a Milano nel 1977.

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