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Cronaca 1 min di lettura3 ore fa

Fakir, la cocaina non basta a spiegare la morte: il nodo dell’asfissia

Secondo l’avvocato Fabio Anselmo, la quantità rilevata nel 42enne era significativa ma inferiore alla dose letale autonoma indicata dalla letteratura.

La presenza di cocaina nell’organismo di Abderrahim Fakir è stata definita significativa, ma non sufficiente da sola a spiegare il decesso. Il 42enne marocchino è morto il 19 luglio a Bologna durante un intervento in cui due poliziotti lo stavano immobilizzando.


La quantità rilevata resta sotto la soglia letale

Fabio Anselmo, legale della famiglia, ha riferito che gli esami tossicologici hanno confermato un risultato atteso: «I dati sulla cocaina sono rilevanti, come ci aspettavamo». L’avvocato ha tuttavia precisato che il livello riscontrato non raggiungerebbe la quantità normalmente associata a una morte provocata soltanto dalla sostanza.

In base alla letteratura citata dal legale, la concentrazione individuata sarebbe pari a circa la metà della dose che può risultare autonomamente letale. Il dato, quindi, viene considerato importante nell’analisi complessiva, ma non risolutivo per chiarire le cause della morte.

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L’ipotesi dell’asfissia al centro

Per Anselmo, l’elemento decisivo sarebbe il contributo della componente asfittica verificatasi durante l’immobilizzazione. «Senza la componente asfittica non sarebbe morto in quelle circostanze di tempo e di luogo», ha sostenuto l’avvocato.

La posizione della famiglia lega dunque il risultato tossicologico alla dinamica dell’intervento: la cocaina avrebbe avuto un ruolo nel quadro esaminato, ma secondo il legale non spiegherebbe da sola il decesso di Fakir. La valutazione riguarda gli accertamenti sulla morte avvenuta a Bologna il 19 luglio, mentre il 42enne era trattenuto dai due agenti.

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