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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Ex Ilva, lo stop resta in bilico: il nodo salute-produzione

In Cassazione si discute dei ricorsi contro il blocco dell’area a caldo di Taranto: ora la decisione spetta alle Sezioni Unite Civili.

Il futuro dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto passa dalle Sezioni Unite Civili della Cassazione. Durante l’udienza, l’avvocato generale Luigi Birritteri ha contestato l’impostazione del provvedimento milanese, indicando come punto centrale il rapporto tra protezione della salute e continuità industriale.

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Il rilievo dell’avvocato generale

Secondo Birritteri, nel decreto con cui la Corte d’Appello di Milano ha disposto l’interruzione delle attività manca una valutazione comparata dei due interessi in gioco. «Quello che manca nel decreto della Corte di Appello di Milano è il bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale», ha affermato in aula.

Il rappresentante della Procura generale ha comunque riconosciuto la gravità del rischio legato all’amianto. «La pericolosità dell’amianto è indiscussa», ha detto, aggiungendo però che i giudici milanesi avrebbero ricavato l’esistenza del pericolo senza procedere a un suo effettivo accertamento.

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I ricorsi delle società Ilva

A chiedere l’intervento della Cassazione sono state Ilva Spa, Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia Holding. Le aziende hanno impugnato il provvedimento che ha fermato l’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento tarantino.

La controversia non è ancora arrivata a una conclusione definitiva. Spetterà infatti alle Sezioni Unite Civili esaminare i ricorsi e stabilire se lo stop disposto dalla Corte d’Appello di Milano debba essere confermato oppure rivisto, alla luce del necessario confronto tra tutela sanitaria e produzione.

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