Corona sfida Mediaset: in ballo 160 milioni e una causa decisiva
Prima udienza a Milano per la richiesta di risarcimento avanzata da Mediaset, dai Berlusconi e da diversi volti televisivi dopo i contenuti di Falsissimo.
«Mi assumo la responsabilità di tutto quello che ho detto, non ho paura». Fabrizio Corona ha risposto così ai cronisti all’uscita dal Tribunale civile di Milano, dove si è svolta la prima udienza della causa da 160 milioni di euro avviata contro di lui e contro la società Atena. La richiesta riguarda presunti danni economici e all’immagine collegati a una puntata del podcast Falsissimo pubblicata il 26 gennaio.
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Una richiesta danni da 160 milioni
A promuovere l’azione legale sono stati il gruppo Mediaset, Marina e Pier Silvio Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui. Secondo la loro ricostruzione, i contenuti diffusi da Corona avrebbero alimentato una campagna denigratoria e comportato conseguenze sul piano reputazionale e patrimoniale.
I conduttori e i vertici dell’azienda non erano presenti in aula. A rappresentarli sono stati gli avvocati Andrea Di Porto, Giulia Bongiorno e Salvatore Pino, che hanno illustrato le loro argomentazioni davanti alla giudice Stefania Novelli, titolare della prima sezione civile del tribunale milanese.
Ora la decisione sulle prove
L’udienza è durata circa un’ora e ha visto confrontarsi anche i difensori di Corona e di Atena: Piergiorgio Molinari, Umberto Ilardo e Laura Bertani. La loro richiesta principale è stata quella di escludere alcuni degli elementi probatori presentati dalla controparte.
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Nei prossimi giorni la giudice dovrà pronunciarsi sulle prove con un’apposita ordinanza. Se verranno ammesse, il procedimento proseguirà con ulteriori udienze; in caso contrario, la causa potrebbe arrivare direttamente alla fase della decisione.
L’accusa dei promotori della causa
In una memoria depositata nelle settimane precedenti, i legali degli attori hanno ribadito la richiesta risarcitoria nei confronti dell’ex fotografo dei personaggi famosi. Nel documento sostengono che Corona sfrutterebbe le zone non ancora disciplinate legate ai nuovi strumenti di comunicazione per sottrarsi ai vincoli normalmente previsti.
La contestazione è stata formulata anche con l’accusa secondo cui l’ex agente fotografico agirebbe «al di fuori di qualsiasi contesto regolamentato», cercando di operare senza rispettare regole etiche e professionali. La valutazione di queste contestazioni spetterà ora al giudice civile, insieme all’esame degli elementi prodotti dalle parti.
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