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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Ex Ilva, il nodo della Cassazione: salute sì, ma senza fermare tutto

Il procuratore generale chiede di valutare insieme rischi per i cittadini e continuità industriale, criticando l’accertamento del pericolo legato all’amianto.

Il punto centrale del giudizio sull’ex Ilva non riguarda soltanto la tutela della salute, ma anche il modo in cui questa esigenza deve essere coordinata con la prosecuzione della produzione. È su questo equilibrio che Luigi Birritteri, avvocato generale della Cassazione, ha richiamato l’attenzione durante l’udienza delle Sezioni Unite Civili.

Il procedimento riguarda i ricorsi contro il provvedimento che ha imposto l’arresto dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. A impugnare la decisione sono state Ilva Spa in amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia Holding.

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Il pericolo va dimostrato con precisione

Secondo Birritteri, il decreto della Corte d’Appello di Milano avrebbe trascurato un passaggio essenziale: il confronto tra la protezione della salute pubblica e le esigenze della produzione industriale. Il rappresentante della procura generale ha quindi sostenuto che non sarebbe sufficiente richiamare il rischio, senza verificarlo attraverso un accertamento concreto.

“La pericolosità dell’amianto è indiscussa ma la Corte di Appello di Milano desume il pericolo ma non lo accerta”, ha affermato il magistrato nel corso dell’udienza. La valutazione della Cassazione dovrà ora stabilire se la motivazione dei giudici milanesi abbia esaminato in modo adeguato tutti gli interessi coinvolti.

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I giudici milanesi confermano lo spegnimento

La Corte d’Appello di Milano aveva nuovamente respinto la richiesta di sospendere gli effetti del provvedimento che, a luglio, aveva portato alla decisione di spegnere gli altoforni dell’ex Ilva. Il collegio, presieduto da Giuseppe Ondei, si è pronunciato sulla seconda istanza presentata dai legali delle società.

Un primo rigetto era già arrivato l’11 settembre, quando i giudici milanesi avevano confermato lo stop dell’area a caldo richiesto nei procedimenti che coinvolgono Acciaierie d’Italia e Ilva. Nel provvedimento di 11 pagine, la Corte ha indicato la salvaguardia della salute dei cittadini come interesse destinato a prevalere sugli altri.

Ora spetta alle Sezioni Unite Civili esaminare i ricorsi delle aziende e pronunciarsi sulla legittimità della sospensione dell’attività produttiva. Al centro del confronto resta dunque la necessità di stabilire se la tutela sanitaria sia stata valutata insieme, e non separatamente, alle conseguenze dello stop industriale.

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