Ex Ilva, la stretta non cambia: altiforni ancora fermi
I giudici milanesi hanno respinto anche il secondo tentativo di sospendere lo stop disposto a luglio per l’area a caldo dell’impianto tarantino.
La tutela della salute resta il punto centrale della controversia sull’ex Ilva. A Milano i giudici hanno confermato per la seconda volta il provvedimento che impone lo spegnimento degli altiforni, respingendo la nuova richiesta presentata dalle società coinvolte.
La decisione rafforza lo stop già stabilito nei mesi scorsi e rappresenta un’ulteriore battuta d’arresto per l’ex Ilva in amministrazione straordinaria e per Acciaierie d’Italia (AdI), che avevano chiesto di sospendere gli effetti dell’ordinanza.
Nuovo no alla sospensione
Il collegio della Corte d’Appello di Milano, presieduto da Giuseppe Ondei, ha rigettato la seconda istanza cautelare depositata dai legali dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e di AdI. Il provvedimento conferma quindi quanto disposto lo scorso luglio: gli altiforni dell’impianto devono restare spenti.
Non si tratta del primo pronunciamento nello stesso procedimento. L’11 settembre la Corte aveva già respinto una precedente richiesta delle società, mantenendo in vigore la decisione sul fermo dell’area a caldo dello stabilimento.
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La reazione dei cittadini tarantini
La vicenda giudiziaria è nata dall’azione promossa da 11 cittadini di Taranto, tra i quali anche un bambino di 12 anni, riuniti nell’associazione Genitori Tarantini. Il gruppo è rappresentato dall’avvocato Ascanio Amenduni, che ha sostenuto l’iniziativa inibitoria contro l’ex Ilva.
Dopo il nuovo pronunciamento, Amenduni ha dichiarato: «La salute delle persone vince ancora battendo un pregiudizio economico sempre più cedevole e pretestuoso». Per il legale, dunque, la conferma dello spegnimento costituisce una nuova affermazione delle ragioni legate alla protezione degli abitanti rispetto agli argomenti economici avanzati dalle società.
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