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Cronaca 2 min di lettura44 min fa

Baby Gang resta in carcere: il nodo dell’Iraq e la sfida della difesa

Il gip di Lecco ha negato i domiciliari al trapper Zaccaria Mouhib, ritenendolo ancora pericoloso e legato a una rete criminale internazionale.

Zaccaria Mouhib, conosciuto come Baby Gang, resterà in carcere. Il gip di Lecco Gianluca Piantadosi ha respinto la richiesta di trasferire il 25enne in una comunità terapeutica con braccialetto elettronico, mentre la difesa ha già impugnato il provvedimento davanti al Riesame di Milano.

La decisione ruota soprattutto attorno al viaggio compiuto dal trapper in Iraq nel 2025. Secondo il giudice, quella trasferta sarebbe stata resa possibile da collegamenti con una struttura criminale internazionale; il legale Niccolò Vecchioni contesta però che nell’ordinanza non venga indicata alcuna persona appartenente alla presunta rete.


Il gip vede un rischio ancora attuale

Nelle motivazioni, Piantadosi descrive Mouhib come una persona inserita in ambienti criminali di ampia portata. Il giudice sostiene inoltre che il cantante abbia sviluppato una pericolosità evidente tanto nella dimensione privata quanto in quella pubblica, anche attraverso il modo in cui la rappresenta sui social.

Un altro elemento richiamato dal gip riguarda l’influenza esercitata dal 25enne su una cerchia numerosa di sostenitori. A giudizio del magistrato, alcune di queste persone sarebbero pronte a proteggerlo con ogni mezzo. Nell’ordinanza Mouhib viene definito anche “completamente inaffidabile” e accusato di vantarsi della propria dimensione violenta.

Il provvedimento collega poi il viaggio in Iraq alla possibilità di utilizzare armi da guerra, tra cui bazooka. Il riferimento si inserisce nel quadro più ampio delle contestazioni mosse al trapper, arrestato il 17 marzo nell’indagine della Procura di Lecco.

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La difesa contesta il legame criminale

Secondo Vecchioni, l’ordinanza non dimostrerebbe l’esistenza concreta della rete evocata dal gip né chiarirebbe chi ne farebbe parte. Il legale sostiene che Mouhib si fosse recato in Iraq per girare un videoclip musicale, durante una fase in cui la sua attività artistica avrebbe assunto un ruolo dominante nella sua vita.

La difesa ha inoltre posto l’accento sulle condizioni personali del giovane. Per sostenere la richiesta di una misura alternativa, l’avvocato ha richiamato una “doppia diagnosi”, comprendente un disturbo psichiatrico e problemi legati all’abuso di sostanze stupefacenti.

Il ricorso al Riesame di Milano dovrà ora misurarsi con la valutazione del gip, che ha ritenuto insufficienti sia la comunità terapeutica sia il controllo tramite dispositivo elettronico. A carico di Baby Gang restano, nell’inchiesta lecchese, accuse relative alla detenzione di armi e altri reati, tra cui i maltrattamenti nei confronti della fidanzata.

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