9.000Lettori online ora
Cronaca 4 min di lettura4 ore fa

Ex Ilva, il rischio è fermarsi davvero: migliaia di posti senza futuro

La protesta nazionale accende i riflettori sul blocco degli impianti, sui ritardi della cassa integrazione e sull’assenza di un piano per rilanciare la siderurgia.

Il timore non riguarda soltanto la chiusura temporanea di alcuni impianti, ma la possibilità che interi territori restino senza lavoro e senza una direzione industriale. A Taranto, Genova e Novi Ligure i dipendenti di Acciaierie d’Italia e quelli delle aziende dell’indotto hanno incrociato le braccia per 24 ore, chiedendo che la cassa integrazione non diventi l’unica risposta alla crisi.

La mobilitazione nazionale si è svolta lunedì 12 ottobre ed è stata organizzata da Fim, Fiom, Uilm e Usb. Al centro della protesta ci sono il blocco della produzione, gli investimenti per la trasformazione degli impianti e la necessità di garantire reddito e occupazione durante la transizione.


Il Nord rischia di pagare lo stop di

La situazione più delicata resta quella dello stabilimento pugliese, dove l’attività è già ferma. La decisione è legata anche all’udienza del 20 ottobre in Cassazione sul provvedimento della Corte d’appello di Milano, che dispone l’arresto dell’area a caldo. L’azienda ha inoltre comunicato di avere ormai esaurito le materie prime, non essendo stati effettuati nuovi approvvigionamenti in vista della fermata.

Il problema si estende però agli impianti settentrionali. Taranto produce infatti i semilavorati destinati alle lavorazioni di Genova e Novi Ligure, siti privi di una propria area a caldo. Senza quei materiali, anche le linee del Nord rischiano di rimanere inattive: Acciaierie d’Italia ha indicato il 15 novembre come termine entro il quale fermare temporaneamente i due stabilimenti.

A Genova amministratori locali e rappresentanti dei lavoratori chiedono di acquistare acciaio sul mercato per mantenere operative le fabbriche. La sindaca Silvia Salis sostiene che la produzione abbia ancora sbocchi commerciali e, intervenendo sulla vertenza, ha affermato: «Non c’è alcun motivo per fermare gli impianti».


Cassa integrazione, la paura delle famiglie

La protesta ha coinvolto anche Novi Ligure, dove si è svolta un’assemblea insieme a un presidio. Alberto Pastorello, esponente della Uilm, ha indicato in 550 le famiglie esposte alle conseguenze della crisi e ha segnalato il rischio di ritardi nei pagamenti se si passerà dall’anticipo garantito dall’azienda alla liquidazione diretta da parte dell’Inps.

Il timore, espresso dal sindacalista, è che i tempi necessari per calcolare le ore e autorizzare le somme lascino i lavoratori senza disponibilità immediata. «Rischiamo di non avere un euro per fare Natale», ha detto Pastorello, collegando la questione del reddito alle difficoltà concrete delle famiglie.

Durante la giornata di sciopero, a Taranto operai e delegati hanno occupato per un tratto la statale 106 dopo un’assemblea organizzata nel parcheggio della direzione. A Genova, invece, il corteo partito da Cornigliano ha raggiunto la prefettura, con la partecipazione della sindaca Salis, del presidente della Regione Liguria Marco Bucci e del vicesindaco Alessandro Terrile.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Il governo offre sostegni, manca la strategia

Nel vertice dell’8 ottobre a Palazzo Chigi l’esecutivo ha prospettato la copertura della cassa integrazione fino a giugno prossimo. Il pacchetto dovrebbe comprendere 80 milioni di euro per il trattamento in deroga destinato alle imprese dell’indotto e degli appalti, oltre a 45 milioni per portare fino al 70 per cento della retribuzione il sostegno ai dipendenti di Acciaierie d’Italia. Le misure sono state annunciate in un decreto atteso al Consiglio dei ministri del giorno successivo.

Per le organizzazioni metalmeccaniche, tuttavia, gli stanziamenti non affrontano il nodo principale: quando e con quale progetto gli impianti torneranno a produrre. I sindacati contestano il rinvio delle decisioni industriali alla conclusione della vendita dell’azienda a un nuovo gestore e chiedono un programma preciso per la decarbonizzazione, con forni elettrici destinati a sostituire gli altiforni.

La Fiom di Taranto, attraverso il segretario Francesco Brigati, sollecita risorse pubbliche per avviare la trasformazione. Il sindacato chiede anche misure specifiche per chi lavora negli impianti: riconoscimento dell’usura professionale e dell’esposizione all’amianto e agli agenti inquinanti, accesso al pensionamento anticipato e incentivi per le uscite volontarie.


Una vertenza che riguarda tutta la siderurgia

Acciaierie d’Italia si trova in amministrazione straordinaria dal febbraio 2024, dopo le difficoltà finanziarie e il mancato accordo sui finanziamenti tra ArcelorMittal e Invitalia. La gestione è affidata ai commissari Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, in un quadro segnato da produzione ridotta, minori ricavi e investimenti ancora insufficienti.

La crisi dell’ex Ilva si inserisce in una fase difficile per l’intero comparto italiano dell’acciaio. Pesano il caro energia, la debolezza della domanda europea e la concorrenza delle importazioni asiatiche; nel caso del gruppo, a questi fattori si aggiungono l’incertezza gestionale e la necessità di risanare e ammodernare gli impianti.

Gli aiuti pubblici possono attenuare l’emergenza, ma secondo i lavoratori non bastano a costruire una soluzione duratura. Il sindaco di Taranto Piero Bitetti ha respinto l’idea che gli operai preferiscano la cassa integrazione: la richiesta, ha sottolineato, è poter continuare a lavorare, mantenere le proprie famiglie e restare legati al territorio.

La mobilitazione chiede quindi di tenere insieme tre obiettivi: una produzione compatibile con la tutela della salute, posti di lavoro stabili e una gestione capace di sostenere la riconversione. Senza un piano industriale e capitali adeguati, la transizione rischia di trasformarsi in un’attesa prolungata per gli stabilimenti e per migliaia di lavoratori.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere