Ex Ilva, Genova al bivio: 25mila rotoli per salvare gli impianti
Dopo l’incontro tra Piantedosi e gli operai, Governo e commissari valutano l’acquisto di materia prima per scongiurare lo stop produttivo e la cassa integrazione.
Il presidio davanti alla Prefettura di Genova non si ferma: i lavoratori dell’ex Ilva chiedono un piano scritto che eviti la cassa integrazione per 985 persone a partire da metà novembre. L’incontro con Matteo Piantedosi ha aperto un confronto, ma per i sindacati le rassicurazioni dovranno trasformarsi rapidamente in decisioni operative.
Armando Palombo, delegato della Fiom Cgil, ha spiegato che gli operai non si aspettavano una soluzione immediata dal colloquio, apprezzando però il fatto che il ministro dell’Interno abbia ascoltato le loro richieste. «Noi possiamo e vogliamo lavorare, non chiediamo assistenza ma pretendiamo che gli impianti non si fermino, altrimenti si perdono clienti», ha riferito al termine dell’incontro.
La richiesta per evitare lo stop
Il documento consegnato a Piantedosi dalle rappresentanze sindacali dell’ex Ilva di Cornigliano indica una strada precisa: acquistare sul mercato, anche fuori dall’Italia, i rotoli di acciaio necessari ad alimentare gli impianti di laminazione a freddo di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi.
Secondo la proposta, l’approvvigionamento esterno permetterebbe di ridurre i tempi e di utilizzare temporaneamente gli stabilimenti come impianti di rilaminazione. I sindacati sostengono che questa soluzione sarebbe sostenibile sia dal punto di vista produttivo sia da quello economico, considerando che i prezzi internazionali dei rotoli a caldo risultano inferiori ai costi interni di produzione gravati dal basso utilizzo degli impianti.
I numeri messi sul tavolo
Per il polo genovese servirebbero poco più di 10mila rotoli a caldo, mentre Novi Ligure avrebbe bisogno di altri 15mila. Il fabbisogno complessivo viene quindi stimato in circa 25mila rotoli, una quantità ritenuta sufficiente per impedire la fermata completa dei due stabilimenti e mantenere livelli produttivi analoghi a quelli del 2025.
A Genova, nello scorso anno, sono state realizzate meno di 350mila tonnellate di prodotto zincato e latta. Nel documento, i lavoratori sostengono che l’acquisto della materia prima consentirebbe di preservare le commesse e di continuare a rifornire gli impianti del Nord non interessati da provvedimenti giudiziari.
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Salis vede spiragli positivi
Prima del colloquio con Piantedosi, la sindaca Silvia Salis ha riferito che la struttura commissariale e il Governo stanno esaminando la richiesta avanzata da Genova. «Vogliamo semplicemente che lavori e gli spiragli sono positivi», ha dichiarato, sottolineando che la domanda è già stata accolta e che ora occorre individuare la materia prima sui mercati nazionale e internazionale.
La sindaca ha inoltre collegato la visita del ministro alla situazione del centro storico cittadino. Salis ha ricordato di essere stata a Roma per chiedere un intervento specifico sulla sicurezza di una zona che, a suo giudizio, affronta criticità da molti anni, e ha definito importante l’attenzione portata da Piantedosi.
Il presidio resta in piazza
La mobilitazione davanti al palazzo del Governo continuerà a oltranza. I lavoratori hanno fatto sapere che resteranno anche durante la notte e che prenderanno in considerazione lo scioglimento del presidio soltanto dopo aver ricevuto garanzie dettagliate, formalizzate in un piano capace di escludere il ricorso alla cassa integrazione.
Durante la protesta, quattro figlie di dipendenti hanno portato uno striscione dedicato al futuro dei giovani legato alla difesa del lavoro in fabbrica. Adrian Garofalo, delegato sindacale, ha presentato il messaggio ai colleghi ricordando le attività svolte negli anni dalla Società di mutuo soccorso accanto ai figli dei lavoratori, nella scuola e nel tempo libero.
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