Cento contatti sotto profilassi: a Padova un giovane lotta contro la difterite
Il paziente, isolato e in condizioni critiche, ha ricevuto l’antitossina prima della conferma. L’Ulss 6 controlla anche la copertura vaccinale dei contatti
La vaccinazione resta la difesa principale contro la difterite, ma non impedisce sempre a una persona protetta di ospitare il batterio e trasmetterlo. Per questo, di fronte a un caso sospetto, diventano decisive anche la separazione del paziente, l’individuazione delle persone esposte e la somministrazione tempestiva della profilassi.
La protezione vaccinale non basta da sola
L’Istituto superiore di sanità raccomanda agli adulti un richiamo ogni dieci anni. L’immunizzazione riduce soprattutto il rischio di sviluppare conseguenze gravi, senza escludere del tutto la possibilità di portare il microrganismo e diffonderlo.
La segnalazione di Padova si inserisce in un quadro che aveva già registrato altri episodi in Italia. Nel rapporto diffuso l’8 ottobre, l’Iss indicava tre casi risalenti all’agosto 2026, tra cui una forma respiratoria mortale che aveva colpito una bambina non vaccinata, oltre a un’infezione cutanea rilevata a settembre. Questi eventi sono anteriori al ricovero del giovane nell’ospedale padovano.
Il rischio legato alla tossina
Nelle forme respiratorie, la difterite può causare la formazione di membrane nella gola, con possibile ostacolo alla respirazione. La tossina prodotta dal batterio può inoltre danneggiare cuore, sistema nervoso e reni.
L’antitossina agisce sulla sostanza ancora circolante nel sangue, ma non riesce a neutralizzare quella che si è già fissata ai tessuti. Proprio per questa ragione, in presenza di un sospetto clinico, il trattamento viene avviato senza aspettare l’esito degli esami di laboratorio.
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A Padova scatta l’intervento
Il paziente, un giovane originario del Bangladesh, è ricoverato in condizioni gravi all’Azienda Ospedale Università di Padova. Si trova nel reparto di Malattie infettive, dove è mantenuto in isolamento e sottoposto a controllo medico; alla cura con antitossina si aggiunge quella antibiotica.
L’ipotesi di difterite è stata formulata sabato 10 ottobre. L’équipe guidata da Annamaria Cattelan ha richiesto il siero antitossico tramite il Centro Antiveleni di Pavia, riuscendo a somministrarlo già nella stessa giornata. La diagnosi è stata poi confermata domenica 11 ottobre dalla struttura di Microbiologia e Virologia dell’ospedale padovano.
Verifiche su cento persone
L’Ulss 6 Euganea ha individuato circa cento individui entrati in contatto con il giovane, anche durante l’attività lavorativa. Per tutti è stata predisposta una copertura antibiotica della durata di una settimana, mentre gli operatori stanno ricostruendo il loro stato di immunizzazione.
Il coinvolgimento di cento contatti descrive l’ampiezza delle misure preventive adottate e non significa che siano stati identificati cento malati. L’obiettivo è interrompere eventuali catene di trasmissione attraverso la sorveglianza, la verifica delle vaccinazioni e il trattamento delle persone esposte.
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