Etna, il pennacchio rosso svela cosa accade nel cratere
Le particelle osservate sul vulcano sembrano provenire dai residui lasciati dalle recenti colate, ma il futuro dell’attività resta da monitorare.
Il pennacchio bruno-rossastro comparso sull’Etna non sarebbe il segnale di nuovo magma in frantumazione, bensì l’effetto della rimobilizzazione di materiali già presenti nel cratere di Nord-Est. Il 24 settembre il fenomeno è diventato particolarmente evidente, dopo diverse settimane di emissioni discontinue.
Il materiale lasciato dalle colate
L’episodio si inserisce nella fase successiva all’intensa attività registrata tra luglio e agosto 2026. In quel periodo la Voragine è stata interessata da esplosioni ripetute e da colate alimentate anche da fratture laterali, che si sono estese verso la Valle del Bove arrivando a circa 1.900 metri di altitudine.
Secondo l’analisi del vulcanologo Marco Neri, alcune lave provenienti dalla Voragine sono penetrate per giorni nel condotto del cratere di Nord-Est, senza però riempirlo completamente. Il passaggio ha depositato lungo le pareti scorie, vetri vulcanici e sostanze ossidate, formando uno strato friabile e facilmente trascinabile verso l’alto.
Gas meno energico, erosione più efficace
La colata ha mantenuto la propria attività fino al 19 agosto, per poi arrestarsi e raffreddarsi. Nei giorni 24 e 25 agosto, intanto, il tremore vulcanico ha registrato una diminuzione significativa, mentre il degassamento ha perso energia rispetto alla fase eruttiva.
Il flusso gassoso ascendente è rimasto comunque abbastanza intenso da consumare le pareti interne del condotto. In questo modo le correnti hanno sollevato particelle solide di dimensioni micrometriche, già accumulate durante le eruzioni recenti, portandole nell’atmosfera insieme ai gas.
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Il rosso non indica nuovo magma
La tonalità del pennacchio dipende dalla presenza di frammenti vetrosi degradati e di particelle alterate, ricche di ossidi di ferro. L’ipotesi è quindi che la nube contenga soprattutto residui delle colate e delle scorie rimaste nel condotto, non materiale prodotto da una nuova fase di frammentazione magmatica.
Questa attività di “pulizia” non consente però di escludere sviluppi successivi. Per Neri, il fenomeno può indicare la chiusura del ciclo eruttivo precedente, ma anche accompagnare una transizione verso una nuova fase, nel caso in cui il sistema magmatico torni a pressurizzarsi.
Un sistema ancora in riorganizzazione
Il quadro complessivo descritto dal vulcanologo è quello di un apparato sommitale in assestamento. Nei diversi crateri attivi si alternano il degassamento residuo, il trascinamento di materiali incoerenti e modesti episodi esplosivi.
L’emissione osservata al cratere di Nord-Est va dunque letta all’interno di questa fase dinamica, nella quale i prodotti delle eruzioni passate vengono progressivamente rimossi mentre l’attività interna dell’Etna continua a evolvere.
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