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Cronaca 2 min di lettura29 min fa

Esmo 2026, Italia sul podio: ora la sfida è portare le cure ai pazienti

Massimo Di Maio rivendica il ruolo dell’oncologia italiana, terza al mondo per contributi approvati, e richiama l’urgenza di garantire terapie innovative sostenibili.

Il vero banco di prova non è soltanto produrre nuove conoscenze, ma fare in modo che i pazienti possano beneficiarne. «I nuovi trattamenti possono avere costi molto elevati ed è necessario trovare un equilibrio tra l'accesso all'innovazione e la sostenibilità del sistema pubblico», ha osservato Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom).

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Cure innovative, accesso ancora diseguale

La disponibilità dei farmaci più avanzati non procede allo stesso modo ovunque. Anche all’interno dell’Europa, considerata nel suo insieme un’area privilegiata, restano differenze tra i vari Paesi nella possibilità di ricevere le terapie innovative.

Per Di Maio, poter contare su questi trattamenti rappresenta una risorsa da proteggere. Il Servizio sanitario nazionale deve quindi tenere insieme due esigenze: sostenere i costi delle nuove cure e mantenere l’impegno a garantire assistenza alla popolazione nel suo complesso.


La ricerca italiana sale sul podio

Il riconoscimento più significativo per l’Italia arriva dai risultati ottenuti al congresso della Società europea di oncologia medica, Esmo 2026. Il nostro Paese è infatti il terzo al mondo per numero di contributi scientifici presentati e accettati, alle spalle di Stati Uniti e Cina.

«L'Italia si conferma tra i protagonisti della ricerca oncologica internazionale», ha dichiarato Di Maio all’apertura dell’appuntamento di Madrid. Secondo il presidente dell’Aiom, questo piazzamento costituisce un motivo di soddisfazione e dimostra la capacità della comunità oncologica nazionale di continuare a lavorare nonostante le difficoltà quotidiane.

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Madrid riunisce 40mila specialisti

L’edizione 2026 di Esmo riunisce circa 40mila partecipanti e propone oltre 4mila contributi scientifici. Il congresso offre così uno spazio di confronto tra ricercatori e professionisti provenienti da diversi Paesi, favorendo la condivisione dei risultati e la collaborazione internazionale.

Nel suo intervento, Di Maio ha sottolineato anche il divario tra le scoperte presentate durante gli incontri scientifici e la loro effettiva applicazione negli ospedali. Non sempre, infatti, un esito positivo della ricerca si traduce rapidamente nella disponibilità di un farmaco: in alcune aree del mondo le innovazioni rimangono limitate alla letteratura scientifica.


Il nodo dei tempi e dei prezzi

L’Italia, pur dovendo attendere le valutazioni necessarie e la conclusione delle trattative sui prezzi, ha consentito ai pazienti di accedere a una quota molto ampia delle nuove terapie autorizzate. Si tratta di un percorso che richiede di conciliare l’arrivo delle innovazioni con le risorse del sistema sanitario pubblico.

Di Maio ha infine descritto la comunità oncologica italiana come attiva e capace di condividere i propri risultati a livello internazionale. La presenza al congresso, ha rimarcato, non è dunque quella di una delegazione chiamata semplicemente ad assistere, ma di una realtà che contribuisce in modo diretto al dibattito mondiale sulla cura dei tumori.

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