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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Equivalenti, l’Italia frena: in ballo 1,2 miliardi di risparmi

Gemmato richiama il ritardo del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, e indica formazione e informazione come strumenti per aumentare l’uso dei farmaci equivalenti.

L’Italia resta tra i Paesi europei che ricorrono meno ai farmaci equivalenti, mentre il loro maggiore impiego potrebbe garantire alle casse pubbliche risparmi pari a 1,2 miliardi di euro nel periodo 2026-2028. Il dato è stato richiamato da Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, a Roma durante la presentazione dell’XI Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci accessibili di Egualia, realizzato con Nomisma e Teha Group.


Il ritardo italiano pesa sulla spesa

Secondo Gemmato, il Mezzogiorno registra un utilizzo ancora più contenuto rispetto alle regioni del Nord. Alla base di questa distanza ci sarebbe anche una percezione consolidata, ma errata, secondo cui il medicinale equivalente avrebbe caratteristiche inferiori rispetto a quello originatore.

Il sottosegretario ha invece sottolineato che i due tipi di farmaco devono rispettare gli stessi requisiti rigorosi in materia di qualità, sicurezza ed efficacia. In questo quadro, gli equivalenti possono contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale senza ridurre le possibilità di cura disponibili per i cittadini.


Risorse per garantire le terapie

Il risparmio previsto per il triennio 2026-2028 è stato definito da Gemmato un risultato rilevante, anche perché il sistema sanitario continua a garantire gratuitamente sia i medicinali ormai consolidati per le patologie croniche sia le terapie innovative autorizzate dall’Aifa.

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Questa disponibilità, ha spiegato il sottosegretario, consente a medici e specialisti di scegliere tra numerose opzioni terapeutiche. L’impiego degli equivalenti, quindi, viene indicato come una leva per liberare risorse mantenendo invariata la possibilità di accesso alle cure.


La svolta passa dall’informazione

Per superare le resistenze ancora presenti, Gemmato ha indicato la necessità di intervenire innanzitutto sulla preparazione degli operatori sanitari. A loro spetterebbe anche il compito di trasmettere ai pazienti informazioni corrette sulle caratteristiche e sulle opportunità offerte dai farmaci equivalenti.

«Bisogna quindi investire nella formazione e nell’informazione», ha concluso il sottosegretario, invitando a coinvolgere sia i professionisti della salute sia i cittadini. L’obiettivo è ridurre i condizionamenti legati alla diffidenza e favorire un ricorso più ampio a questi medicinali.

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