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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Disfagia e infiammazione: tezepelumab supera il placebo nello studio Crossing

Nel trial di fase III il trattamento ha migliorato remissione istologica, sintomi ed esami endoscopici, con risultati confermati fino a 52 settimane.

I dati dello studio di fase III Crossing indicano un beneficio prolungato di tezepelumab negli adolescenti e negli adulti con esofagite eosinofila sintomatica non adeguatamente controllata. Il farmaco ha agito su più aspetti della malattia, dalla difficoltà a deglutire all’infiammazione rilevata nei tessuti e all’esame endoscopico, anche nei pazienti che hanno continuato le terapie già in corso.

I risultati sono stati illustrati a Barcellona, in Spagna, durante la Settimana europea di gastroenterologia 2026. Alla settimana 24, entrambi i dosaggi studiati hanno raggiunto gli obiettivi principali rispetto al placebo; i vantaggi sono rimasti visibili anche alla settimana 52.

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Remissione istologica oltre il 60%

Dopo 24 settimane, la remissione istologica è stata osservata nel 64,8% dei pazienti che hanno ricevuto 210 mg di tezepelumab e nel 68,9% di quelli trattati con 420 mg. Nel gruppo placebo la percentuale si è fermata al 3,5%, con una differenza statisticamente significativa per entrambi i dosaggi (p<0,001).

Il beneficio è stato confermato nel controllo a 52 settimane: la remissione ha riguardato il 67,8% dei pazienti assegnati alla dose da 210 mg e il 63,3% di quelli trattati con 420 mg, contro il 5,4% del gruppo placebo (p<0,001). Il farmaco è stato somministrato con un’iniezione sottocutanea ogni 4 settimane.

Anche la disfagia, cioè la difficoltà nel passaggio del cibo, ha mostrato un miglioramento. Alla settimana 24, il punteggio del questionario sui sintomi della disfagia è diminuito di 18,8 punti con 210 mg e di 22,0 punti con 420 mg, rispetto ai 14,7 punti registrati con placebo. A 52 settimane la riduzione media è arrivata rispettivamente a 22,1 e 24,0 punti, mentre nel gruppo placebo si è attestata a 13,2 punti.


Endoscopia e sintomi sotto controllo

Le valutazioni endoscopiche hanno evidenziato miglioramenti significativi sia alla settimana 24 sia alla settimana 52, considerando la presenza e la gravità dei segni tipici dell’esofagite eosinofila. Al termine del periodo di osservazione, il 34,4% dei pazienti trattati con 210 mg e il 29,5% di quelli che hanno ricevuto 420 mg non presentava più caratteristiche visibili della malattia all’endoscopia. Nel gruppo placebo la stessa condizione riguardava il 4,1% dei pazienti (p<0,001).

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Nel protocollo era consentito proseguire le cure di base, tra cui inibitori della pompa protonica e corticosteroidi topici deglutiti, purché fossero stabili prima dell’ingresso nello studio. Secondo Arjan Bredenoord, gastroenterologo e professore presso l’Amsterdam University Medical Center e coordinatore internazionale della ricerca, la rilevanza dei risultati risiede nella continuità dei miglioramenti osservati nei tre ambiti considerati: remissione istologica, disfagia e remissione endoscopica.

L’esofagite eosinofila è una patologia infiammatoria cronica dell’esofago. Può provocare restringimento del canale, rallentamento del transito alimentare e blocco del cibo, rendendo i pasti difficili e fonte di preoccupazione. Quasi metà dei pazienti, inclusi gli adolescenti, non ottiene un controllo sufficiente con le opzioni attualmente impiegate, come modifiche della dieta, corticosteroidi deglutiti e inibitori della pompa protonica.


Un possibile nuovo approccio

Edoardo Vincenzo Savarino, gastroenterologo dell’Azienda ospedale università di Padova, ha sottolineato che “il controllo dei sintomi è fondamentale, ma la malattia deve essere valutata considerando anche le sue componenti istologica ed endoscopica”. Il miglioramento percepito dal paziente, infatti, non sempre coincide con la completa riduzione dell’infiammazione, che può favorire nel tempo fibrosi e stenosi dell’esofago.

Evan Dellon, docente della University of North Carolina School of Medicine e responsabile principale dello studio negli Stati Uniti, ha osservato che la patologia sta diventando una delle malattie gastrointestinali croniche in più rapida crescita nella pratica clinica. A suo giudizio, i dati ottenuti suggeriscono che una somministrazione ogni 4 settimane possa diventare un’opzione capace di intervenire sui principali obiettivi terapeutici dell’esofagite eosinofila.

Tezepelumab agisce bloccando la Tslp, una citochina epiteliale coinvolta all’inizio della cascata infiammatoria. AstraZeneca ha comunicato l’intenzione di sottoporre i risultati alle autorità regolatorie, con l’obiettivo di valutare la disponibilità del trattamento per i pazienti affetti da questa malattia.

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