Difesa digitale, la partita si gioca sull’autonomia tecnologica
A Roma istituzioni, forze dell’ordine e imprese hanno discusso di intelligenza artificiale, infrastrutture critiche e nuove strategie per proteggere l’Italia dalle minacce informatiche.
L’autonomia tecnologica è diventata una delle questioni centrali per la sicurezza dell’Italia e dell’Europa. La dipendenza da strumenti sviluppati fuori dall’Unione europea, insieme alla rapida diffusione dell’intelligenza artificiale, impone di rafforzare competenze, infrastrutture e capacità industriali prima che le nuove vulnerabilità si trasformino in crisi concrete.
Il tema è stato al centro di “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, appuntamento organizzato dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori nel Salone d’Onore della Caserma “Salvo D’Acquisto” di Roma. L’iniziativa ha ricevuto l’Alto Patrocinio dell’Arma dei Carabinieri e il sostegno del Parlamento europeo – Ufficio in Italia come partner ufficiale.
L’autonomia resta il nodo principale
Secondo Luca Nicoletti, Capo del Servizio Programmi industriali, tecnologici e di ricerca dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, il rafforzamento del settore deve procedere lungo due direttrici: ridurre la dipendenza tecnologica dall’estero e far crescere un ecosistema imprenditoriale italiano capace di sviluppare soluzioni proprie.
«Lavoriamo su due fronti: il primo è quello dell’autonomia tecnologica, perché al momento dipendiamo quasi completamente da tecnologie sviluppate fuori dall’Unione europea; il secondo, strettamente correlato, è lo sviluppo della capacità imprenditoriale in Italia», ha spiegato Nicoletti. L’ACN ha avviato un programma per sostenere le nuove imprese del comparto, finanziando già 23 realtà, mentre a livello europeo sono state lanciate la strategia sull’intelligenza artificiale per la sicurezza informatica e le cosiddette fabbriche dell’intelligenza artificiale, con 19 iniziative finanziate.
La discussione ha collegato la ricerca alla necessità di disporre di infrastrutture adeguate. La trasformazione digitale, infatti, non riguarda soltanto la modernizzazione dei servizi, ma anche la loro capacità di restare operativi davanti ad attacchi più complessi e a scenari tecnologici in continua evoluzione.
Servizi pubblici davanti a nuovi utenti
Mario Nobile, Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, ha posto l’attenzione sul cambiamento prodotto dagli agenti di intelligenza artificiale. Le amministrazioni dovranno progettare reti e sistemi in grado di gestire non solo l’accesso di milioni di cittadini, ma anche l’interazione con un numero crescente di agenti digitali.
«Il prossimo scenario sarà quello di servire non soltanto milioni di esseri umani, ma decine di milioni di agenti», ha affermato Nobile. A suo avviso, Italia ed Europa dovranno mettere in comune risorse e competenze: senza una maggiore integrazione, sarà più difficile garantire servizi digitali efficaci, sia nel settore civile sia in quello militare.
La sicurezza nazionale passa quindi anche dalla continuità delle infrastrutture pubbliche e private. Proteggere dati sensibili, reti essenziali e servizi strategici significa prepararsi agli incidenti prima che si verifichino, superando un approccio fondato esclusivamente sulla risposta all’emergenza.
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La minaccia coinvolge tutto il Paese
Ivano Gabrielli, Direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, ha evidenziato il legame sempre più stretto tra tutela dei cittadini, difesa delle attività economiche e protezione degli interessi nazionali. La risposta richiede un coordinamento stabile tra apparati militari, forze di polizia e intelligence.
«Oggi ci troviamo di fronte a uno scenario complesso, in cui le istanze di sicurezza dedicate alla protezione dei cittadini e delle attività economiche si fondono con quelle della sicurezza nazionale», ha dichiarato Gabrielli. La crescente sovrapposizione tra questi ambiti sta modificando anche l’organizzazione degli Stati e le modalità di collaborazione tra le diverse strutture.
Al confronto hanno partecipato esponenti delle istituzioni italiane ed europee, delle Forze Armate, delle forze di polizia e delle agenzie pubbliche. Tra gli intervenuti figuravano Pina Picierno e Antonella Sberna, vicepresidenti del Parlamento europeo, Alessandro Morelli, Alessandro De Pedys, Marco Criscuolo, l’Ammiraglio Cavo Dragone e il Generale Alessio Nardi.
Imprese e istituzioni devono cooperare
La prospettiva industriale è stata rappresentata dai responsabili della sicurezza di Poste Italiane, Eni, FS Security – Gruppo FS, Enel e A2A. Rocco Mammoliti, Francesco Ceraso, Francesco Morelli, Valerio Giardina e Alessandro Manfredini hanno portato al tavolo le esigenze degli operatori che gestiscono reti, servizi e infrastrutture di rilievo nazionale.
Sono intervenuti anche Mario Beccia, Alfredo Nunzi e Gianpaolo Zambonini, con contributi dedicati alla protezione delle infrastrutture essenziali, alla cooperazione europea e alla resilienza dei comparti strategici. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha partecipato con un videomessaggio, richiamando la rilevanza crescente di innovazione, sicurezza informatica e capacità digitali per la difesa.
Il Generale di Divisione Marco Lorenzoni, per l’Arma dei Carabinieri, ha sottolineato l’utilità di riunire istituzioni, imprese, università e ricerca per comprendere una realtà in rapida trasformazione. «Come Arma siamo fortemente impegnati nello studio, nella formazione e nell’individuazione di strategie nuove e sempre più efficaci», ha detto, indicando nella prevenzione e nella capacità di anticipare le minacce gli obiettivi principali.
Il Presidente dell’ANGI, Gabriele Ferrieri, ha infine richiamato la necessità di ridurre la distanza tra chi assume le decisioni, chi opera nella protezione dei sistemi e chi sviluppa nuove tecnologie. È questo raccordo, emerso durante l’incontro, a sostenere una visione comune della sicurezza digitale italiana ed europea.
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