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Cronaca 3 min di lettura58 min fa

Diana, i 7 retroscena che ridimensionano il “libro bomba” di Spencer

Il racconto del fratello della principessa del Galles propone una lettura personale di episodi noti, tra indiscrezioni, dubbi e ipotesi mai dimostrate.

Più che scuotere la monarchia, il libro di Charles Spencer offre una prospettiva familiare sulla vita di Diana. Il fratello della principessa del Galles torna su vicende già conosciute, aggiungendo ricordi personali, interpretazioni e alcuni dettagli rimasti ai margini della narrazione pubblica.

La ricostruzione, uscita in Italia con il titolo “Canto del cigno. Diana, mia sorella”, non riscrive quindi la storia della principessa. Secondo Gilda Faleri, giornalista e osservatrice delle vicende reali, il suo interesse nasce soprattutto dal punto di vista adottato: quello di un fratello che ha condiviso con Diana l’infanzia e la giovinezza.


Il matrimonio nato sotto molti dubbi

Uno dei passaggi più delicati riguarda il rapporto tra Diana e Carlo prima delle nozze. Spencer sostiene che i due si fossero incontrati soltanto tredici volte prima della proposta e riferisce che, alla vigilia del matrimonio, il futuro re avrebbe ammesso di essere felice di sposarla, pur non provando amore per lei.

Diana, secondo il racconto, avrebbe confidato al padre di non voler convolare a nozze con un uomo che non amava. La risposta ricevuta sarebbe stata però netta: a quel punto tornare indietro non era più considerato possibile. In un altro episodio, Carlo avrebbe usato il treno reale, sostenuto anche dal denaro dei contribuenti, per incontrare di nascosto una donna. La stampa pensò che fosse Diana, allora fidanzata, ma lei sapeva di non essere la persona attesa; sua sorella riteneva che si trattasse di Camilla.

Lo stesso libro mette in discussione anche l’idea che Dodi Al-Fayed fosse il grande amore degli ultimi mesi di Diana. La tesi di Spencer è che la relazione potesse servire a suscitare la gelosia di Hasnat Khan, il cardiochirurgo pakistano di cui Diana sarebbe stata davvero innamorata. Faleri precisa però che si tratta di una convinzione personale del conte, non di un fatto verificabile.


Le zone d’ombra nella famiglia reale

Tra gli episodi meno noti c’è l’offerta che Elisabetta II avrebbe fatto dopo la morte di Diana: restituirle, seppure simbolicamente, il trattamento di Sua Altezza Reale perso con il divorzio. Spencer si sarebbe opposto, ritenendo il gesto tardivo rispetto alla sofferenza provocata da quella decisione.

A distanza di tempo, il fratello ammetterebbe di essersi chiesto se quella scelta fosse stata giusta, anche pensando a William e Harry. Il libro, inoltre, ridimensiona l’immagine di un conflitto assoluto tra Diana e la suocera: Spencer scrive che la principessa aveva sempre avuto stima di Elisabetta.

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Un altro passaggio, molto più incerto, riguarda una presunta relazione tra il padre di Diana e la futura sovrana. Secondo la ricostruzione, Lord Mountbatten avrebbe contribuito a interromperla. L’episodio resta privo di conferme, ma viene utilizzato per sottolineare quanto la famiglia Spencer fosse vicina agli ambienti della Corona.


Stampa, diagnosi e conseguenze

Nel volume Diana non appare soltanto come vittima dei giornali. Spencer racconta che la sorella forniva informazioni a giornalisti di fiducia, tra cui Richard Kay, per diffondere direttamente la propria versione dei fatti senza passare da Palazzo. L’autore interpreta questo comportamento non come manipolazione, ma come un modo per proteggersi e mantenere il controllo sul racconto della propria vita.

La stessa macchina mediatica, secondo questa lettura, sarebbe però diventata sempre più aggressiva nei suoi confronti. Il libro affronta anche l’intervista del 1995 a Martin Bashir per il programma “Panorama” della BBC: le informazioni false usate per ottenere la fiducia di Diana avrebbero alimentato la sua diffidenza, fino a farle sospettare anche del proprio autista.

Spencer collega questa decisione a una catena di eventi culminata nell’incidente del 31 agosto 1997 a Parigi. L’ipotesi è che, senza quell’inganno, Diana avrebbe potuto conservare il suo autista e forse non sarebbe salita sull’auto guidata da Henri Paul. Faleri definisce però il ragionamento una ricostruzione controfattuale, non l’esito di un’indagine.

Infine, Spencer ipotizza che Diana potesse avere un disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Non si tratta di una diagnosi postuma, ma di una rilettura contemporanea di atteggiamenti che all’epoca apparivano impulsivi o difficili da interpretare. Anche in questo caso, il valore del passaggio sta più nello sguardo del fratello che nella possibilità di stabilire una verità clinica.

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