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Cronaca 2 min di lettura41 min fa

Delitto nel Varesotto, poi 700 chilometri: la confessione ai carabinieri

Marco Panichi, 53 anni, ha lasciato Cuirone dopo la morte della compagna e si è presentato ad Avezzano; la difesa sostiene che abbia reagito a un’aggressione.

Dopo la morte della compagna, Marco Panichi ha guidato per circa 700 chilometri fino ad Avezzano, in Abruzzo, dove ha raggiunto il padre e poi la caserma dei carabinieri. Ai militari avrebbe detto di aver ucciso la donna, una 36enne colombiana, nell’appartamento di Cuirone, frazione di Vergiate, in provincia di Varese.

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La fuga terminata con una confessione

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 53enne ha lasciato l’abitazione subito dopo l’omicidio e si è diretto verso il paese d’origine della sua famiglia. Una volta arrivato ad Avezzano, avrebbe raccontato al padre quanto accaduto e poco dopo si sarebbe presentato spontaneamente alle forze dell’ordine.

La sua dichiarazione ha fatto scattare gli accertamenti dei carabinieri di Gallarate. Una pattuglia ha raggiunto l’alloggio in Lombardia e, dopo averne aperto la porta, ha trovato il corpo della donna nella camera da letto. Accanto alla vittima è stato rinvenuto anche il coltello ritenuto l’arma del delitto.

Panichi è stato sottoposto a fermo e trasferito nel carcere di Avezzano. L’interrogatorio di garanzia è previsto per lunedì, mentre la salma è stata trasferita all’Istituto di Medicina Legale di Pavia per l’autopsia.


La difesa: «Ha reagito a un’aggressione»

L’esame autoptico dovrà contribuire a chiarire la dinamica dell’accaduto e a verificare la versione fornita dall’indagato. Il suo avvocato, Leonardo Casciere, sostiene infatti che la donna avrebbe iniziato l’aggressione durante una lite e che Panichi avrebbe reagito per difendersi.

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«L’aggressione non è partita da lui, è partita dalla donna, gelosissima», ha riferito il legale, aggiungendo che la compagna avrebbe impugnato un coltello. Secondo quanto dichiarato dall’avvocato, il suo assistito avrebbe riportato una ferita profonda al braccio sinistro, lesioni alla mano destra e altri tagli compatibili, a suo dire, con un tentativo di difesa. Questa ricostruzione resta comunque da verificare.


Una relazione segnata dai litigi

La vittima è Grey Noralba Sanmartin Villalba, compagna di Panichi da poco più di un anno. L’uomo, che lavora come termotecnico, si era trasferito in estate a Cuirone per alcuni incarichi professionali e viveva in un appartamento al piano terra; la donna lo raggiungeva periodicamente.

I residenti hanno riferito agli investigatori di aver sentito urla provenire dall’alloggio la mattina del delitto. Una vicina, inizialmente intenzionata a chiamare i carabinieri, avrebbe poi percepito una calma improvvisa e non avrebbe immaginato che all’interno fosse già avvenuta l’aggressione mortale.

I due non risultavano conviventi stabilmente ed erano poco conosciuti nel quartiere. Secondo le testimonianze raccolte, il rapporto era diventato progressivamente conflittuale, con discussioni frequenti. La donna aveva raggiunto l’appartamento due giorni prima della tragedia.

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