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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Caso ricina, il padre di Antonella: «La confessione arrivò tardi»

L’uomo racconta il rapporto con Gianni Di Vita e ribadisce i dubbi sul ruolo del genero nella morte di Antonella e della nipote Sara

Il dubbio sul coinvolgimento di Gianni Di Vita resta aperto per il padre di Antonella Di Ielsi, morta insieme alla figlia Sara dopo l’avvelenamento con ricina. Intervenuto a “Dentro la Notizia”, l’uomo ha riferito le parole del genero, senza però considerarle sufficienti a chiarire ogni aspetto della vicenda.

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Il sospetto non è stato chiarito

Il rapporto tra suocero e genero non si è spezzato. I due si sono sentiti di recente e l’anziano ha notato in Di Vita una maggiore calma, anche se non riesce a comprenderne il motivo: «Pare che sia un po’ più rilassato, ma non so il perché».

Sul possibile ruolo dell’uomo nella storia, il padre di Antonella sceglie la prudenza. Di Vita gli avrebbe assicurato di non avere responsabilità, ma questa spiegazione non cancella le perplessità: secondo il suocero, qualcuno potrebbe non aver raccontato tutta la verità. L’uomo, tuttavia, non indica persone precise e ammette di non avere certezze.


L’infedeltà pesa per i tempi

A suscitare amarezza non è soltanto il tradimento ammesso da Di Vita, ma soprattutto il momento in cui avrebbe deciso di parlarne. Il padre di Antonella spiega che, se la vicenda riguardasse esclusivamente l’adulterio, potrebbe anche arrivare a perdonarlo.

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Diverso è il giudizio su ciò che riguarda l’avvelenamento e la morte delle due donne. Su questi elementi l’uomo non intende sorvolare e mantiene una posizione netta, mentre continua a cercare spiegazioni sulle circostanze che hanno portato alla tragedia.


Di Vita nega ogni responsabilità

Riferendo il contenuto del colloquio avuto con il genero, il padre di Antonella precisa: «Non so se lui c’entra o non c’entra. A me, personalmente, ha detto che con questa storia non c’entra».

La frase non chiude però la questione. L’anziano considera possibile che vi siano ancora informazioni non emerse, pur senza trasformare il sospetto in un’accusa e senza attribuire responsabilità definitive a Di Vita.

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