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Cronaca 1 min di lettura7 min fa

Decreto sicurezza, i penalisti: «Più repressione, nessuna soluzione»

Francesco Petrelli contesta l’efficacia della nuova stretta e denuncia rischi per i diritti individuali e per il corretto iter delle leggi

Il nuovo decreto-legge sulla sicurezza viene giudicato inefficace e rischioso da Francesco Petrelli, presidente delle Camere Penali. Secondo il penalista, l’aumento delle conseguenze penali e l’intervento sulla devianza minorile non offrirebbero risposte concrete ai problemi affrontati dal provvedimento.

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Petrelli contesta la stretta penale

Petrelli sostiene che il ricorso a misure sempre più repressive non garantisca maggiore tutela ai cittadini. A suo avviso, il decreto finisce per dimostrare l’opposto dell’obiettivo dichiarato: l’inasprimento della risposta penale non sarebbe sufficiente a contrastare i fenomeni indicati dal legislatore.

Particolare preoccupazione viene espressa per la criminalizzazione dei minori. «L’innalzamento del livello della risposta penale e la criminalizzazione della devianza minorile sono inutili», ha affermato Petrelli, valutando il contenuto del nuovo intervento normativo.

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Diritti e iter legislativo nel mirino

Nella valutazione del presidente delle Camere Penali, il decreto non si limita a non risolvere efficacemente i fenomeni che intende affrontare. Le sue disposizioni rappresenterebbero anche un ulteriore indebolimento delle garanzie individuali e dei diritti della persona.

Petrelli richiama inoltre i principi costituzionali di proporzionalità e determinatezza, che a suo giudizio non sarebbero adeguatamente rispettati. La critica riguarda infine il ricorso alla decretazione: alcune norme controverse, comprese quelle sull’imputabilità dei minori, erano già sottoposte all’esame del Parlamento. Per questo, secondo il penalista, la scelta del governo avrebbe allontanato il provvedimento dal corretto percorso legislativo.

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