Decreto cortei, l’allarme di penalisti e magistrati: pene più dure senza risultati
Aimm, Antigone e Unione delle camere penali contestano il provvedimento e temono conseguenze sul diritto di protesta e sulla giustizia minorile
Il nuovo decreto sui cortei divide il mondo della giustizia e dell’associazionismo. I presidenti dell’Aimm, di Antigone e dell’Unione delle camere penali giudicano inefficace la scelta di aumentare le sanzioni e avvertono che le norme possono incidere su due ambiti delicati: la libertà di manifestare e il funzionamento della giustizia minorile.
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L’inasprimento non convince
Secondo i rappresentanti delle tre realtà, l’esperienza dei precedenti decreti sicurezza non avrebbe prodotto gli effetti promessi. L’aumento delle pene viene quindi considerato una risposta priva di risultati concreti, oltre che incapace di affrontare le ragioni dei fenomeni collegati alle manifestazioni.
La posizione è riassunta in un giudizio netto: “Fallimentare inasprire le pene”. Per penalisti, magistrati minorili e associazioni, la linea adottata dal provvedimento rischia di riproporre una strategia già rivelatasi inefficace, fondata soprattutto sull’aggravamento delle conseguenze penali.
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Il nodo del diritto di protesta
La critica riguarda anche il possibile impatto sulle libertà costituzionali. I presidenti sostengono che il decreto possa restringere il diritto di protesta, introducendo un clima nel quale la partecipazione alle manifestazioni viene sottoposta a una pressione maggiore attraverso l’inasprimento delle pene.
A preoccupare è inoltre il riflesso sul sistema della giustizia minorile. Le organizzazioni ritengono che le nuove disposizioni possano comprometterne l’impostazione e gli equilibri, senza che dal testo emergano, secondo la loro valutazione, risultati capaci di giustificare una simile scelta. “Con i precedenti decreti sicurezza non si sono ottenuti risultati”, hanno ribadito i rappresentanti, collegando questa esperienza ai rischi del nuovo intervento.
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