Case di comunità, la svolta passa dagli specialisti: l’allarme del Sumai
Al congresso Sumai Assoprof di Roma, esperti e istituzioni chiedono di mettere i professionisti al centro della riforma per alleggerire il carico sugli ospedali.
La riuscita della riforma della sanità territoriale non dipenderà soltanto dall’apertura delle nuove strutture. Per trasformare Case e Ospedali di comunità in servizi realmente utili serviranno specialisti coinvolti nelle decisioni, nei percorsi di cura e nella gestione quotidiana dell’assistenza, soprattutto per i pazienti cronici.
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Senza professionisti le strutture rischiano
Il tema è emerso con forza durante il 58esimo congresso nazionale di Sumai Assoprof, in corso all’Ergife Palace Hotel di Roma. Il confronto ha riguardato il passaggio dalla costruzione delle infrastrutture alla loro effettiva operatività: l’obiettivo è fare in modo che i cittadini trovino risposte vicino a casa, senza dover ricorrere all’ospedale per bisogni affrontabili sul territorio.
Francesco Zaffini, presidente della X Commissione Sanità, Lavoro, Previdenza e Affari sociali del Senato, ha indicato nel 2027 il momento in cui l’attenzione dovrà spostarsi soprattutto sul personale. «La sanità la fanno le persone che ci lavorano dentro, non le macchine, i muri o gli strumenti», ha osservato, sottolineando che il funzionamento delle nuove strutture sarà legato alla disponibilità e al ruolo dei professionisti.
La specialistica diventa il filtro territoriale
Il contributo degli specialisti ambulatoriali dovrebbe riguardare l’intero percorso assistenziale, dalla diagnosi alla presa in carico. Secondo Antonino Trimarchi, presidente di Card Italia, il loro coinvolgimento dovrà essere concreto e comprendere la programmazione, l’organizzazione e la gestione dei percorsi destinati a passare attraverso le Case di comunità.
Andrea Costa, esperto per le strategie di attuazione del Pnrr per il ministero della Salute, ha attribuito alle Case di comunità una funzione di raccordo tra cittadini, territorio e ospedali. La presenza degli specialisti, a suo giudizio, può contribuire a creare un filtro efficace, così da consentire agli ospedali di concentrarsi meglio sulle attività che richiedono livelli di cura più elevati.
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Contratti e organizzazione restano decisivi
Nel dibattito è entrato anche il tema delle regole contrattuali e del confronto con le organizzazioni sindacali. Marco Caroli, coordinatore della Sisac, ha confermato la disponibilità ad affrontare gli argomenti portati al tavolo dalle rappresentanze dei professionisti, in parallelo alla definizione dell’assetto organizzativo dei nuovi servizi.
Per Antonio Magi, segretario generale di Sumai Assoprof, il rafforzamento della specialistica ambulatoriale è indispensabile per evitare che il paziente venga indirizzato in ospedale quando può essere seguito sul territorio. «Il lavoro degli specialisti è fondamentale perché consente di prendere in carico il paziente sul territorio, evitando che debba arrivare in ospedale», ha dichiarato, chiedendo di rilanciare un settore che negli ultimi anni sarebbe stato trascurato.
La questione, dunque, non riguarda soltanto il numero delle strutture previste dalla riforma, ma la loro capacità di offrire assistenza coordinata e continuativa. Nel confronto del congresso, il potenziamento della specialistica è stato indicato come uno degli elementi necessari per rendere effettiva la presa in carico dei cittadini e ridurre la pressione sui presidi ospedalieri.
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