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Cronaca 2 min di lettura23 ore fa

David Rossi, la caduta ricostruita: per i periti gli aggressori erano almeno due

Le simulazioni sulla finestra di Rocca Salimbeni rafforzano l’ipotesi di un’aggressione condotta da più persone, mentre la Commissione attende le conclusioni definitive

La ricostruzione tecnica della caduta di David Rossi porta i consulenti della Commissione parlamentare d’inchiesta a ritenere poco compatibile con i dati l’ipotesi del suicidio. Secondo le prime valutazioni, l’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena sarebbe stato ancora cosciente e avrebbe subìto l’azione di almeno due aggressori prima di precipitare dalla finestra dell’ufficio.


La simulazione mette in dubbio il suicidio

Le prove si sono svolte a Roma, nella palestra dell’Università del Foro Italico. Qui è stata montata una struttura con le stesse dimensioni dell’apertura presente nella sede di Monte dei Paschi di Siena a Rocca Salimbeni, mentre un atleta dell’Arma, scelto per la corporatura simile a quella di Rossi, ha riprodotto le possibili reazioni della vittima.

Gli esperti hanno esaminato diversi scenari: una sola persona, due o tre partecipanti, con Rossi in stato di coscienza oppure privo di sensi. Alle attività hanno preso parte Robbi Manghi, medico, Marco Nigrisoli, ortopedico, il tenente colonnello Adolfo Gregori del Ris dei carabinieri e i vigili del fuoco. Manghi ha escluso un gesto volontario e ha parlato di “un’aggressione violenta”, spiegando che, con Rossi vigile e fisicamente in forma, sarebbe stato difficile per un solo individuo controllarlo.


Perché servivano più persone

Dalle prime conclusioni dei consulenti emerge dunque la presenza probabile di “almeno due se non tre” aggressori, descritti anche come soggetti di corporatura robusta. La dinamica, secondo Manghi, non sarebbe compatibile con un semplice movimento individuale verso il vuoto, ma con una condotta imposta alla vittima.

Nigrisoli ha ipotizzato un’azione rapida e particolarmente dura, senza escludere che l’obiettivo iniziale potesse essere diverso dall’uccisione. La sua lettura è quella di una pressione cresciuta nel tempo, forse finalizzata a intimidire Rossi, fino alla possibilità che l’uomo sia stato tenuto oltre il davanzale e poi lasciato cadere.

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La pista indicata dalla Commissione

Il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, ha ribadito che l’organismo parlamentare considera la morte un omicidio e non un suicidio. Ha spiegato che la prova serviva a stabilire quante persone potessero aver partecipato alla manovra, compresa una posizione con la vittima rivolta verso il muro e le braccia sollevate.

Vinci ha inoltre delineato la teoria seguita dalla Commissione: non necessariamente l’intervento di un sicario, ma quello di persone mosse da un interesse preciso legato al denaro che transitava dall’ufficio di Rossi. Il riferimento riguarda i milioni di euro destinati ogni anno da Mps alle sponsorizzazioni; secondo questa ipotesi, qualcuno avrebbe potuto ricattare Rossi nel tentativo di ottenere denaro.

Le conclusioni presentate restano provvisorie. Per completare la perizia e arrivare ai risultati finali, i consulenti hanno indicato un’attesa di almeno un mese.

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