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Cronaca 1 min di lettura5 ore fa

Caso Regeni, la sentenza non chiude il caso: Tajani rilancia la ricerca della verità

Il ministro degli Esteri respinge le critiche e ribadisce che l’Italia continuerà a chiedere alle autorità egiziane di individuare i responsabili

La pronuncia sul caso di Giulio Regeni non ha chiarito chi abbia ucciso il ricercatore italiano. Per questo Antonio Tajani, intervenuto a margine di un evento, ha respinto le polemiche sulle sue dichiarazioni e ha assicurato che l’Italia non intende abbassare la pressione diplomatica.


La sentenza lascia aperta la domanda chiave

Secondo il ministro, il provvedimento giudiziario offre un quadro ancora incompleto: non indica infatti gli autori dell’omicidio di Regeni. Tajani ha spiegato di essersi limitato a descrivere il contenuto della decisione, senza attribuirle significati ulteriori.

«Sono stupito dalle polemiche. Mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri», ha detto il titolare della Farnesina. La sua valutazione, ha aggiunto, nasce proprio dal fatto che la pronuncia non consente ancora di sapere chi siano gli assassini del giovane ricercatore.

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Pressione diplomatica senza retromarcia

Tajani ha escluso che il governo stia nascondendo elementi o rinunciando a cercare la verità. La linea indicata dal ministro punta a mantenere il confronto con le autorità egiziane, invece di affidarsi soltanto alla risonanza pubblica delle dichiarazioni.

L’obiettivo, ha ribadito, resta ottenere piena luce sulla vicenda e arrivare all’identificazione dei responsabili. Il ministro ha sottolineato che la questione viene riproposta durante ogni incontro con le autorità egiziane e che l’azione diplomatica, a suo giudizio, pesa più del clamore mediatico.

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