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Cronaca 2 min di lettura53 min fa

Cremona si blinda, ma il corteo non esiste: l’allarme corre in chat

Messaggi infondati su aggressioni, stupri e devastazioni hanno spaventato famiglie e studenti in varie città, provocando controlli straordinari e denunce.

A Cremona le forze dell’ordine hanno presidiato scuole, stazioni e centro storico per una manifestazione annunciata come violenta. Alla fine, però, nessuno è sceso in strada: l’allarme era falso, ma la paura aveva già svuotato la città e spinto alcuni commercianti a proteggere le vetrine.

Il caso cremonese è solo uno degli episodi legati alla circolazione incontrollata di messaggi su gruppi privati e piattaforme sociali. Dopo i disordini e i danneggiamenti avvenuti soprattutto a Milano nel fine settimana precedente, in diverse località italiane si sono moltiplicate segnalazioni infondate su pestaggi, aggressioni sessuali e nuovi cortei.

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A Cremona paura senza manifestanti

L’annuncio di una presunta protesta violenta aveva spinto polizia e carabinieri a rafforzare la presenza nei punti più sensibili della città. I controlli hanno interessato gli istituti scolastici, la stazione ferroviaria, l’autostazione e il centro storico, mentre molti negozianti hanno montato pannelli di compensato davanti alle vetrine per il timore di episodi simili a quelli registrati a Milano.

La Polizia giudiziaria ha individuato due ragazzi di 14 e 15 anni come amministratori della conversazione WhatsApp da cui sarebbe partito il tam tam. Entrambi sono stati denunciati a piede libero con le accuse di istigazione a delinquere e procurato allarme. Anche a Pavia, intanto, i carabinieri hanno aumentato i controlli nei pressi della stazione, dell’autostazione e delle principali scuole, senza registrare incidenti.


Studenti spaventati dalle bufale

A Milano, nelle conversazioni tra studenti, sono circolati messaggi su presunti gruppi neofascisti pronti a raggiungere le stazioni per aggredire persone straniere. I contenuti erano accompagnati da immagini di armi, frasi minacciose e registrazioni audio concitate. Dopo i primi momenti di apprensione, gli stessi ragazzi si sono confrontati e hanno riconosciuto l’assenza di riscontri.

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Tra Verona e Ravenna, invece, le voci hanno riguardato presunti stupri attribuiti a giovani travestiti da manifestanti. In Veneto alcune studentesse di due istituti hanno preferito rimanere a casa dopo la diffusione dei messaggi. Il governatore Alberto Stefani ha sottolineato la gravità dell’accaduto: «Non chiamiamoli scherzi o bravate». A suo giudizio, sia una minaccia reale sia una provocazione producono lo stesso effetto, lasciando ragazze terrorizzate e famiglie angosciate.

A Ravenna la presenza nelle scuole superiori è diminuita dopo gli avvisi relativi a possibili devastazioni e violenze sessuali. Diversi genitori hanno scelto di non mandare i figli a lezione e i controlli all’esterno degli istituti sono stati rafforzati.


Como teme un nuovo sabato difficile

L’attenzione si è ora spostata su Como, dove sui social sarebbe comparsa l’immagine di un sondaggio attribuito a un gruppo di giovani. Nel messaggio si chiederebbe quale esercizio commerciale colpire per primo, alimentando la preoccupazione dei negozianti, anche se non risultano disordini collegati a quell’annuncio.

Il vicepremier Matteo Salvini ha invitato i minorenni e i maggiorenni che diffondono contenuti di questo tipo a non uscire di casa sabato, sostenendo che le autorità stiano già predisponendo le necessarie attività di controllo. Il quadro resta quindi segnato più dagli allarmi digitali e dalle conseguenze concrete sulla vita quotidiana che da manifestazioni realmente avvenute.

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