Social e violenze, l’allarme di Terragni: chi alimenta il caos
La Garante dell’infanzia chiede norme immediate sulle piattaforme e invita a valutare con attenzione l’ipotesi di una regia dietro gli scontri di Milano.
La priorità, secondo Marina Terragni, è intervenire sui social senza attendere una disciplina europea. La Garante dell’infanzia e dell’adolescenza ricorda che in Italia esiste già una proposta bipartisan sul limite d’età e ne sollecita l’approvazione: «Non possiamo aspettare l’Europa».
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La stretta sui social è urgente
Terragni considera le piattaforme e le chat strumenti capaci di favorire forme rapide di autorganizzazione. In quegli spazi, osserva, possono però inserirsi soggetti interessati a esasperare le tensioni e ad accrescere il disordine.
La possibilità di un intervento esterno, evocata anche dal ministro Crosetto con il riferimento alla “guerra ibrida”, non viene esclusa dalla Garante. «Non posso dire io se sono russi, iraniani, jihadisti o multinazionali. Non lo so, può essere chiunque», ha precisato, spiegando che l’ipotesi merita grande attenzione.
Punire, ma capendo le ragioni
Per i minorenni coinvolti nelle violenze, Terragni ritiene necessaria una conseguenza, pur senza indicare una formula precisa. A suo avviso, occorre prima comprendere le motivazioni dei comportamenti, ma questo non può cancellare la responsabilità: «La punizione ci vuole, anche se non so le modalità più idonee».
La Garante sostiene inoltre che, in presenza di elementi come volto coperto, coltelli o bottiglie incendiarie, le forze dell’ordine possano fermare le persone senza attendere una nuova legge. Sul possibile inserimento del fermo preventivo per i minorenni nel prossimo decreto, invece, preferisce attendere la lettura del testo prima di esprimersi.
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Milano e il dubbio sulla regia
Gli episodi dello scorso fine settimana a Milano vengono descritti da Terragni come qualcosa di mai visto prima per modalità e dimensioni. La sua domanda riguarda soprattutto gli eventuali interessi dietro quella mobilitazione: «A chi giova questo caos?».
La Garante ritiene che i partecipanti non fossero spinti da un programma politico. A suo giudizio, l’obiettivo sarebbe stato impossessarsi di scarpe, abiti e altri simboli del benessere, dopo essersi coordinati attraverso i social, trasformando le azioni in una sorta di gioco digitale finalizzato ai furti.
Il fattore elettorale pesa
Terragni collega il quadro anche all’avvio della campagna elettorale. In una fase simile, sostiene, qualcuno potrebbe tentare di sfruttare l’instabilità per ricavarne un vantaggio politico o strategico.
Resta quindi aperto il tema di chi possa aver utilizzato la libertà di aggregazione offerta dalle piattaforme per ampliare gli scontri. La Garante non attribuisce la responsabilità a un soggetto specifico, ma chiede di analizzare con attenzione il possibile coinvolgimento di interessi esterni.
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