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Cronaca 3 min di lettura2 giorni fa

Cinque sospetti fuori su cauzione: cosa si nasconde a Fairford

L’allarme vicino alla base britannica ha portato a cinque arresti, ma l’assenza di esplosivi nei furgoni e i sospetti su un possibile mandante straniero lasciano aperti molti interrogativi.

Il rilascio su cauzione dei cinque britannici fermati nei pressi di RAF Fairford non ha chiuso il caso. L’indagine prosegue, mentre restano da chiarire sia il contenuto dei tre furgoni individuati vicino alla base sia l’eventuale ruolo di un Paese straniero.

L’episodio ha attirato l’attenzione di Washington perché Fairford è una delle installazioni britanniche utilizzate dall’aviazione statunitense in Europa. Marco Rubio ha parlato di una possibile responsabilità esterna, mentre Donald Trump ha definito possibile un collegamento con l’Iran senza presentare elementi pubblici a sostegno.


Il rilascio non chiude l’inchiesta

I cinque fermati hanno un’età compresa tra 23 e 25 anni, sono cittadini britannici e vivono a Londra. Dopo gli interrogatori sono stati lasciati liberi, ma con restrizioni severe sui movimenti e sui rapporti con altre persone.

Laurence Taylor, responsabile dell’antiterrorismo britannico, ha chiarito che la scarcerazione non equivale alla conclusione degli accertamenti. I giovani rimangono sotto indagine: inizialmente l’ipotesi riguardava possibili infrazioni alla normativa sugli esplosivi, poi è stata contestata anche la preparazione di un’azione terroristica.

La scelta delle autorità britanniche ha suscitato sorpresa negli Stati Uniti. Trump ha sostenuto che, se la decisione fosse spettata a lui, i cinque non sarebbero stati liberati. Alla domanda su un possibile coinvolgimento iraniano, il presidente americano ha risposto: «Potrebbe essere».


Furgoni e area evacuata: i dubbi

L’allarme è partito all’alba di domenica 27 settembre, quando una residente ha segnalato tre grandi furgoni bianchi e alcune persone con il volto coperto che si stavano allontanando dai veicoli. Gli agenti della Gloucestershire Police hanno poi bloccato i cinque uomini nella località di Whelford, a circa un miglio dalla base.

L’operazione ha coinvolto artificieri, personale militare e specialisti forensi. Circa 85 abitazioni sono state sgomberate e attorno ai mezzi è stata delimitata una zona di sicurezza con un raggio di 400 metri.

Le prime verifiche avevano fatto temere la presenza di sostanze esplosive o di ordigni improvvisati. Gli esami successivi, tuttavia, non avrebbero individuato esplosivi all’interno dei furgoni. Le autorità non hanno precisato quale materiale sia stato trovato, lasciando irrisolto uno degli aspetti centrali dell’inchiesta.

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L’ipotesi iraniana resta aperta

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito molto grave lo scenario che avrebbe potuto svilupparsi nel Regno Unito e ha sostenuto che vi fosse «chiaramente» il coinvolgimento di un attore straniero. Non ha però indicato il Paese interessato né illustrato le prove disponibili.

Anche gli investigatori britannici stanno valutando la possibilità che i sospettati abbiano agito per conto di uno Stato, consapevolmente oppure senza conoscere l’origine dell’ordine. L’ipotesi non è l’unica seguita: le autorità parlano di più piste ancora in esame.

Il riferimento a Teheran nasce anche dal ruolo di Fairford. La base della Royal Air Force può accogliere i bombardieri pesanti degli Stati Uniti e nel 2026 è stata impiegata nelle operazioni americane contro l’Iran. A luglio i Guardiani della Rivoluzione avevano avvertito che le installazioni usate per colpire il territorio iraniano sarebbero state considerate obiettivi legittimi; l’ambasciata iraniana a Londra ha comunque respinto con decisione ogni responsabilità.


Un caso dentro una guerra lunga

L’episodio si colloca nel settimo mese del conflitto tra Stati Uniti e Iran, iniziato il 28 febbraio con i raid americani e israeliani contro Teheran. Dopo una fase segnata da nuovi attacchi e ritorsioni iraniane contro obiettivi statunitensi e Paesi del Golfo, sono ripresi contatti diplomatici separati attraverso alcuni mediatori.

Teheran ha proposto la riapertura dello Stretto di Hormuz e la cessazione dei combattimenti in cambio della revoca del blocco americano, di un alleggerimento delle sanzioni e dello sblocco di parte dei beni iraniani. Trump ha respinto la prima formulazione dell’offerta, pur senza escludere nuovi colloqui.

Il presidente americano continua a prevedere una rapida vittoria degli Stati Uniti, mentre il programma nucleare iraniano rimane il principale ostacolo a un’intesa. In questo quadro, l’indagine su Fairford prosegue senza una conferma pubblica né del collegamento con Teheran né dell’esistenza di un piano operativo già pronto.

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