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Cronaca 3 min di lettura2 giorni fa

Christa Pike, il conto alla rovescia verso l’esecuzione del 30 settembre

A 50 anni Pike rischia di diventare la prima donna giustiziata in Tennessee da oltre due secoli: i legali chiedono a Bill Lee di trasformare la pena in ergastolo.

A quasi trent’anni dalla condanna, Christa Pike attende l’esito degli ultimi appelli mentre si avvicina la data fissata per la sua esecuzione: 30 settembre, alle 10 ora locale, nel Riverbend Maximum Security Institution di Nashville. Oggi ha 50 anni; quando fu arrestata per l’omicidio di Colleen Slemmer ne aveva 18.

La messa a morte, se confermata, segnerebbe un precedente storico per il Tennessee: sarebbe la prima esecuzione di una donna nello Stato dal 1819 e la diciannovesima esecuzione femminile negli Stati Uniti dal 1976. Nel frattempo, la difesa ha consegnato al governatore Bill Lee una richiesta di clemenza fondata anche su elementi che, secondo gli avvocati, non furono esaminati dalla giuria.


La difesa punta sul passato di Pike

All’inizio di settembre 2026, l’avvocata Kelly Gleason ha depositato una memoria di 226 pagine per chiedere che la pena capitale venga convertita in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Il documento ricostruisce un’infanzia segnata da abusi sessuali iniziati quando Pike aveva due anni, aggressioni fisiche, indigenza e abbandono.

Secondo i legali, nel procedimento celebrato nel 1996 la giuria non ricevette un quadro completo delle esperienze vissute dall’imputata. La difesa richiama anche la lunga detenzione in isolamento: per circa 28 anni Pike sarebbe rimasta spesso chiusa in cella da sola per 22 o 23 ore al giorno.

Tra gli allegati compare una lettera dell’avvocato di Tadaryl Shipp, uno degli altri imputati. Il professionista sostiene che la forte differenza tra le sanzioni inflitte ai due giovani fosse legata soprattutto all’età di Shipp, minorenne all’epoca, più che al suo peso nella vicenda criminale.


Il delitto nel campus di Knoxville

Pike e Colleen Slemmer si trovavano nello stesso centro del Job Corps, iniziativa federale rivolta a ragazzi in condizioni di difficoltà. La tensione sarebbe nata dalla convinzione di Pike che Slemmer mostrasse interesse per il suo fidanzato, il diciassettenne Shipp.

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Il 12 gennaio 1995 Pike, Shipp e Shadolla Peterson condussero Slemmer in un’area appartata del campus agricolo dell’Università del Tennessee. La ragazza venne aggredita e uccisa; sul corpo fu inciso un pentagramma. Per il delitto furono impiegati un taglierino, un’accetta da macellaio e un frammento di asfalto.

Nel processo dell’anno successivo Pike fu ritenuta responsabile di omicidio di primo grado e ricevette la pena capitale. Shipp, che non aveva ancora compiuto 18 anni al momento dei fatti, ebbe invece l’ergastolo con possibilità di ottenere la libertà condizionale, mentre Peterson venne condannata a sei anni sotto supervisione, computando anche la detenzione già scontata.


Pressioni internazionali e posizione della famiglia

La richiesta di sospendere l’esecuzione è stata sostenuta da un gruppo di esperti indipendenti delle Nazioni Unite e dalla Commissione Interamericana per i Diritti Umani. Anche Amnesty International ha sollecitato la commutazione della pena, sottolineando che le istituzioni del Tennessee conoscevano le condizioni dell’infanzia di Pike senza intervenire per tutelarla.

La madre della vittima, May Martinez, mantiene però una posizione opposta. In una dichiarazione rilasciata questa settimana alla BBC ha confermato il sostegno all’esecuzione, già espresso nel 2021 a una televisione locale, affermando che Pike deve rispondere dell’omicidio commesso.

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