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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Chieri, arresto per tortura: la pratica estrema finisce in carcere

Il gip ha disposto la custodia cautelare per un uomo accusato di aver sottoposto la compagna a violenze dopo la revoca del consenso

Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l'arresto dell'uomo fermato dai carabinieri della compagnia di Chieri, nel Torinese. Su richiesta della Procura di Torino è stata disposta la custodia cautelare in carcere con l'accusa di tortura.

Secondo quanto riferito dai militari, quando sono intervenuti nell'abitazione il sospettato stava riordinando le stanze e appariva sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Avrebbe sostenuto che anche la compagna ne aveva fatto uso.


Le tracce trovate nell'abitazione

All'interno della casa, dove erano visibili disordine e segni ritenuti compatibili con una colluttazione, gli investigatori hanno sequestrato diversi oggetti. Tra questi c'era un dispositivo artigianale ancorato a una parete che, stando al racconto dell'uomo, sarebbe servito a mantenere la donna sospesa per i polsi.

I carabinieri hanno inoltre recuperato un apparecchio elettrico ricavato dalla modifica di una racchetta per insetti, una pistola a gas con numerosi proiettili e altri strumenti destinati a pratiche sessuali estreme, tra cui oggetti con punte e catene metalliche. Gli accertamenti dovranno chiarire il ruolo di ciascun elemento nella vicenda.


Il consenso è stato ritirato

La donna ha raccontato agli operatori sanitari e agli investigatori che l'incontro era cominciato come una pratica sessuale estrema concordata dalla coppia nell'ambito del BDSM. Secondo la sua testimonianza, però, il compagno avrebbe poi oltrepassato i limiti stabiliti.

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La vittima avrebbe manifestato chiaramente la propria opposizione e revocato il consenso inizialmente prestato. Nonostante questo, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, l'uomo avrebbe continuato a colpirla, immobilizzarla e sottoporla a violenze fisiche e psicologiche per circa 12 ore.


La richiesta d'aiuto dopo le violenze

Il 3 ottobre scorso la donna è stata accompagnata in ambulanza all'ospedale di Chieri. Aveva ancora le fascette serrate alle caviglie e presentava ferite diffuse, segni al collo compatibili con uno strangolamento e un trauma al volto.

Dopo essere riuscita a contattare il 112, ha riferito di essere stata aggredita con un dispositivo elettrico artigianale e con una pistola ad aria compressa. I sanitari hanno avvertito i carabinieri, che hanno raccolto il suo racconto e raggiunto l'abitazione della coppia, dando avvio agli accertamenti culminati nell'arresto.

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