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Cronaca 2 min di letturaieri

Cemento, guanti e scotch: cosa raccontano le videochiamate di De Oliveira

La testimonianza dell’ex compagna ricostruisce messaggi, immagini e comportamenti dell’uomo accusato della morte di Fabio Colapietro

Dettagli inquietanti emergono dalla testimonianza dell’ex compagna di Cristian Matheus De Oliveira Morando, indagato per l’omicidio di Fabio Colapietro. La donna ha riferito agli investigatori di alcuni contatti avuti con lui nei giorni precedenti alla chiamata al 112, tra agitazione, acquisti sospetti e frasi difficili da interpretare.


I primi segnali arrivano via audio

Secondo quanto riportato nell’ordinanza del gip di Torino Antonio Borretta, il primo episodio risale a martedì 22 settembre. L’uomo avrebbe inviato all’ex compagna un messaggio vocale nel quale parlava di un danno già avvenuto, manifestando forte preoccupazione e sostenendo di trovarsi a sua volta in una situazione rischiosa.

La donna ha spiegato che De Oliveira Morando diceva di voler informare la polizia, ma soltanto dopo aver messo in sicurezza la condizione in cui si trovava. Il giorno successivo, durante una videochiamata effettuata su WhatsApp, appariva confuso e si trovava in un’abitazione che lei non aveva mai visto.


Cemento e oggetti mostrati in video

Nel corso di quella conversazione, l’ex compagna lo avrebbe sentito parlare dell’intenzione di procurarsi del cemento. Per un istante, inoltre, lui le avrebbe mostrato alcuni guanti e del nastro adesivo, elementi che contribuirono ad aumentare la sua preoccupazione.

Giovedì 24 settembre, intorno alle 18, ci fu un nuovo contatto video. Questa volta De Oliveira Morando era in un negozio e stava acquistando cemento; alla donna avrebbe detto che il materiale serviva per aiutare un amico. Poco dopo, però, il suo atteggiamento sarebbe cambiato: «Non mi fare pensare che mi vengono i conati di vomito». La videochiamata si interruppe quando spiegò di dover procedere al pagamento.

La testimone ha descritto l’uomo come nuovamente scosso e incapace di esprimersi con chiarezza. Il suo racconto, inserito negli atti dell’inchiesta, riguarda dunque una sequenza di contatti distribuiti tra il 22 e il 24 settembre, prima dell’intervento delle autorità.

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