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Farmaci, il conto nascosto della marca: Nomisma chiede una svolta

La preferenza per i medicinali di marca costa alle famiglie 1 miliardo l’anno, mentre l’industria farmaceutica chiede prezzi in linea con spese e innovazione.

«Le famiglie italiane si sono impoverite, ma questa attenzione al consumo superfluo non si verifica», ha osservato Lucio Pola durante l’incontro dedicato ai medicinali equivalenti. Il riferimento è alla scelta ancora diffusa di acquistare prodotti di marca anche quando è disponibile un’alternativa equivalente riconosciuta dallo Stato.

Negli ultimi 4 anni l’inflazione è arrivata al 9-10%, comprimendo le risorse a disposizione dei cittadini. Eppure, secondo il capo economista di Nomisma, la contrazione del reddito non ha modificato in maniera rilevante questa abitudine di spesa.


La marca pesa un miliardo l’anno

Quando il paziente preferisce un farmaco di marca con brevetto scaduto, la differenza rispetto al medicinale equivalente resta a suo carico. Il rapporto stima che questa scelta produca, nel complesso, un esborso aggiuntivo di 1 miliardo di euro ogni anno per le famiglie italiane.

Pola considera il dato indicativo di un comportamento ancora radicato: il ricorso all’equivalente, pur garantito dal riconoscimento pubblico, non sembra essere diventato la scelta prevalente. Il risultato è una spesa evitabile che continua a gravare sui bilanci domestici proprio in una fase segnata dal rincaro generale dei beni.


L’export farmaceutico cerca ossigeno

Sul fronte industriale, intanto, la farmaceutica italiana mantiene una posizione significativa sui mercati internazionali. La crescita delle esportazioni rappresenta uno dei principali elementi analizzati nell’XI Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci accessibili di Egualia, elaborato insieme a Nomisma e Teha Group.

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A Roma, durante la presentazione dello studio, Pola ha però richiamato l’attenzione sulla distanza crescente tra i ricavi e i costi necessari per produrre medicinali. Energia e materie prime hanno registrato aumenti, mentre la ricerca e l’innovazione richiedono ulteriori risorse alle aziende.


Prezzi e costi, il nodo da sciogliere

Per l’economista, l’attuale livello dei prezzi non incorpora più adeguatamente né l’incremento delle spese produttive né il valore delle tecnologie impiegate. Da qui la richiesta di intervenire prima che la pressione sui bilanci finisca per compromettere la capacità competitiva del comparto.

«Se non si interviene per tempo aumentando i prezzi dei farmaci, queste performance non potranno essere sostenute», ha affermato Pola. Il messaggio riguarda soprattutto la tenuta futura delle esportazioni: senza un adeguamento, i risultati ottenuti dalla farmaceutica italiana potrebbero diventare difficili da preservare.

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