Ungheria, cade l’accusa più grave ma Maja e Marchesi restano condannati
La Corte d’Appello di Budapest ha escluso l’appartenenza a un’associazione criminale, riducendo di un anno le pene per i due attivisti
La contestazione più pesante è stata esclusa, ma il procedimento ungherese contro Maja Trux e Gabriele Marchesi non si è chiuso con un’assoluzione. La Corte d’Appello di Budapest ha ridotto di un anno le condanne inflitte ai due attivisti, confermando tuttavia pene ancora lunghe per i fatti del febbraio 2023.
Cade il vincolo associativo
Al centro della decisione c’è il riconoscimento che gli imputati non avrebbero agito come componenti di un’organizzazione criminale. È questo il punto che ha modificato il quadro accusatorio rispetto al primo grado e alle richieste avanzate dalla procura ungherese.
La riduzione, però, è risultata inferiore a quella prospettata nel precedente passaggio processuale e alle richieste dell’accusa. Le condanne restano quindi in vigore, anche se alleggerite di dodici mesi per Maja Trux, cittadina tedesca, e Gabriele Marchesi, italiano.
Il caso nato nel febbraio 2023
I due attivisti erano stati giudicati responsabili in primo grado per le aggressioni ai danni di alcune persone riconducibili agli ambienti neonazisti. Le vittime avevano riportato lesioni con prognosi di alcuni giorni durante il cosiddetto Giorno dell’onore, appuntamento svoltosi in Ungheria nel febbraio 2023.
Nel procedimento sono coinvolti tre attivisti antifascisti. La nuova pronuncia riguarda dunque una vicenda più ampia, segnata dalle accuse per i pestaggi e dalla discussione sulla qualificazione giuridica dei fatti, ora privata del riferimento all’associazione criminale.
Restano dubbi sulla detenzione
La sentenza d’appello non elimina le questioni legate alla sorte dei condannati. In particolare, rimane da chiarire quale sarà il luogo di detenzione e con quali modalità verranno eseguite le pene dopo la decisione della Corte di Budapest.
Il pronunciamento ridimensiona quindi una parte delle accuse, ma non risolve il nodo principale per Maja Trux e Gabriele Marchesi: la permanenza di una condanna significativa nel sistema giudiziario ungherese.
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