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Cronaca 2 min di lettura10 ore fa

Farmaci accessibili, margini sotto pressione: la sfida per l’Italia

Fausta Bergamotto richiama il peso della farmaceutica italiana e chiede meno dipendenza dall’estero per i principi attivi.

Il nodo principale per l’industria dei farmaci accessibili è economico: i prezzi comprimono i profitti e rendono più difficile sostenere la competitività delle imprese. In questo quadro, Fausta Bergamotto ha indicato anche la dipendenza dall’estero per i principi attivi come una vulnerabilità da affrontare.

La sottosegretaria al ministero per le Imprese e il Made in Italy è intervenuta oggi a Roma alla presentazione dell’XI Rapporto dell’Osservatorio sui farmaci accessibili di Egualia, realizzato con il contributo di Nomisma e Teha Group.


Margini ridotti in un comparto essenziale

Secondo Bergamotto, la farmaceutica italiana mantiene un ruolo centrale nell’economia nazionale. «La farmaceutica è un settore strategico e trainante», ha detto, richiamando i 74 miliardi di euro di fatturato raggiunti nel 2025 e i 69 miliardi registrati sul fronte delle esportazioni.

La situazione appare però diversa per il comparto dei farmaci accessibili. La sottosegretaria ha osservato che questo segmento risente della pressione esercitata dal sistema dei prezzi, con conseguenze dirette sulla redditività delle aziende.

Il rapporto dell’Osservatorio, in questo senso, è stato presentato come uno strumento di analisi e confronto tra istituzioni e imprese. La lettura dei dati, ha spiegato Bergamotto, può contribuire a individuare interventi utili per sostenere l’intero sistema.

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Meno dipendenza dai principi attivi

Tra le priorità indicate dalla rappresentante del Mimit c’è il rafforzamento della competitività delle imprese attraverso una riduzione dei vincoli lungo le catene strategiche. L’obiettivo comprende anche il contenimento delle importazioni di principi attivi, componenti indispensabili per la produzione dei medicinali.

Bergamotto ha sottolineato che l’Italia dipende in misura significativa da Cina e India per l’approvvigionamento di queste sostanze. Per questo, ha aggiunto, «l’autonomia strategica diventa un fattore fondamentale».

La questione riguarda quindi sia la capacità produttiva nazionale sia la solidità delle filiere. Per la sottosegretaria, intervenire su questo fronte significa rispondere a una richiesta condivisa dalle istituzioni e dall’industria farmaceutica: rendere le imprese più competitive senza trascurare la tenuta di un settore considerato strategico.

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