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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Cassano, agguato a Pepe: la morte di Silvana riaccende l’allarme cosche

Dopo l’attacco nella Sibaritide, Libera chiede una risposta dello Stato mentre gli investigatori cercano gli autori tra telecamere e testimonianze

La presenza della criminalità organizzata nella Sibaritide torna a suscitare una forte reazione pubblica. Libera Calabria parla di una pressione mafiosa «asfissiante» e sollecita un intervento immediato delle istituzioni e delle forze sane del territorio.

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La comunità si mobilita contro la violenza

L’associazione ha richiamato il peso delle vittime innocenti delle mafie, sottolineando che ogni cedimento davanti alla sopraffazione danneggia l’intera collettività. L’appello è stato condiviso dal sindaco di Cassano Gianpaolo Iaconini e dal vescovo Francesco Savino.

Per domani alle 16 è previsto un incontro al Teatro Comunale. L’iniziativa viene presentata come un momento pubblico di denuncia e di responsabilità dopo l’agguato avvenuto in contrada Lattughelle.


Il precedente della vittima innocente

Nella stessa area, il rischio che un’azione diretta contro un obiettivo mafioso coinvolga persone estranee è già emerso in passato. Il 2 maggio 2023, nella frazione Sibari di Cassano, Antonella Lopardo, 49 anni, venne colpita a morte davanti alla finestra di casa.

I sicari erano arrivati per uccidere il marito Salvatore Maritato, ritenuto vicino ai Forastefano, e avevano suonato il campanello. Quando la donna si affacciò, gli uomini spararono contro la sagoma scambiandola per quella del bersaglio.


L’attacco riporta il timore della guerra

L’episodio più recente risale alla notte tra venerdì e sabato, quando circa trenta proiettili esplosi da armi lunghe hanno raggiunto l’auto o l’abitazione di Damiano Pepe, 64 anni. L’uomo, conosciuto come “Tripolino” e indicato come esponente della cosca degli zingari, è rimasto ferito; la compagna Silvana Sibarelli, 60 anni, è stata invece uccisa.

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La dinamica e il profilo del bersaglio hanno spinto gli investigatori a valutare una possibile matrice mafiosa. Tra le ipotesi c’è anche quella di una nuova fase dello scontro tra gli Abbruzzese e i Forastefano, contrapposizione che nella zona si è alternata negli anni a periodi di apparente tregua.


Indagini tra ospedale e videosorveglianza

Il fascicolo dovrebbe essere trasferito alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Sul luogo dell’agguato avrebbero agito due sicari, utilizzando anche un’arma compatibile con un kalashnikov, mentre i carabinieri stanno verificando i filmati registrati dagli impianti di sorveglianza presenti nell’area.

Pepe, ricoverato all’ospedale di Cosenza e sottoposto a piantonamento per ragioni di sicurezza, è stato ascoltato dai militari del Nucleo investigativo del Comando provinciale e della Compagnia di Cassano. Il contenuto dell’interrogatorio non è stato reso noto.

L’uomo era tornato libero nel 2019 dopo 26 anni di carcere, scontati per omicidio e associazione mafiosa. Nella sua storia familiare figura anche l’uccisione del fratello Edoardo, avvenuta il 3 ottobre 2002: nell’agguato morì inoltre Fioravante Abbruzzese, ritenuto un esponente di rilievo della cosca.

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