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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Caso Shalabayeva, si torna in Appello: cosa resta da chiarire

La Cassazione ha ordinato un nuovo giudizio per cinque agenti sulla vicenda della figlia di Alma Shalabayeva, mentre il reato ai danni della donna è prescritto.

La vicenda giudiziaria legata ad Alma Shalabayeva non è ancora conclusa. La Prima sezione penale della Cassazione ha disposto un appello ter per i cinque poliziotti coinvolti, ma soltanto per una parte delle accuse: il procedimento dovrà concentrarsi sul presunto sequestro della figlia della donna.

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La figlia resta al centro del giudizio

Il nuovo passaggio davanti alla Corte d’Appello riguarderà dunque l’ipotesi di sequestro di persona ai danni della figlia di Alma Shalabayeva. Per il sequestro della donna, invece, i giudici hanno riconosciuto l’intervenuta prescrizione, chiudendo su questo punto ogni ulteriore sviluppo processuale.

La decisione arriva dopo la sentenza d’Appello bis, che aveva inflitto quattro anni a ciascuno dei cinque imputati. La Procura generale della Cassazione aveva contestato l’impostazione di quel verdetto, chiedendo di valutare in modo distinto il comportamento degli appartenenti alla Squadra Mobile e di quelli dell’Ufficio Immigrazione.


Responsabilità da valutare separatamente

Per Renato Cortese, ex dirigente della Squadra Mobile di Roma, e per i funzionari Francesco Stampacchia e Luca Armeni, la richiesta era limitata all’accusa relativa alla figlia di Shalabayeva. Secondo il sostituto procuratore generale Alessandro Cimmino, per questi tre imputati non sarebbe stata dimostrata la presenza del dolo.

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Diversa la posizione di Maurizio Improta, all’epoca responsabile dell’Ufficio Immigrazione, e del funzionario Vincenzo Tramma. Nei loro confronti la Procura generale aveva sollecitato un nuovo esame, ma circoscritto alla concessione delle attenuanti generiche, ritenendo invece sussistente il dolo.


Il percorso indicato dalla Cassazione

La richiesta di un ulteriore giudizio era stata avanzata durante l’udienza della scorsa settimana. In quella sede, il rappresentante della Procura generale aveva escluso che i due uffici dovessero essere considerati responsabili attraverso un concorso indistinto, proponendo valutazioni differenti in base ai ruoli ricoperti dai singoli imputati.

Con l’appello ter, la Corte d’Appello dovrà quindi riesaminare gli aspetti ancora aperti del caso secondo i limiti indicati dalla Cassazione. Il nuovo giudizio non riguarderà invece l’accusa relativa al sequestro di Alma Shalabayeva, ormai coperta dalla prescrizione.

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