Caso Regeni, la sentenza divide: tre condanne e un’assoluzione
Il processo in Italia riconosce il sequestro di Giulio Regeni, ma esclude l’accusa di omicidio e riaccende lo scontro sui rapporti con l’Egitto.
Francesco Lo Voi rivendica la tenuta dell’accusa dopo la decisione dei giudici sul caso Giulio Regeni. Il procuratore capo di Roma ha osservato che «la parte sostanziale dell'impianto accusatorio ha retto», commentando l’esito del procedimento.
La procura difende il lavoro svolto
La valutazione di Lo Voi arriva al termine del processo celebrato in Italia contro quattro esponenti dei servizi di sicurezza egiziani. Secondo il procuratore, la sentenza conferma una parte centrale della ricostruzione sostenuta dall’accusa.
Resta però escluso il riconoscimento dell’omicidio contestato a uno degli imputati. Il verdetto, quindi, non accoglie integralmente tutte le accuse formulate nel procedimento.
La famiglia chiede una rottura
Di fronte alla decisione, i familiari di Giulio Regeni hanno rilanciato la richiesta di interrompere i rapporti con Il Cairo. La loro posizione riguarda i legami istituzionali con l’Egitto, che a loro avviso non dovrebbero proseguire dopo quanto emerso nel caso.
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La richiesta si inserisce nel clima di forte tensione seguito alla sentenza. Per la famiglia, il riconoscimento delle responsabilità per il sequestro non chiude la vicenda, anche perché l’imputazione per omicidio non è stata accolta.
Tre condanne, un imputato assolto
Il tribunale ha inflitto dieci anni di reclusione, in primo grado, a tre agenti dei servizi di sicurezza egiziani per il sequestro di Giulio Regeni. Un quarto imputato è stato invece assolto.
La pronuncia rappresenta l’esito giudiziario del procedimento avviato in Italia, ma lascia aperto il tema delle responsabilità per la morte del ricercatore. Su questo specifico punto, l’accusa di omicidio contestata a uno degli imputati non è stata riconosciuta.
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