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Cronaca 2 min di lettura1 ott

Caso Garlasco, il verbale del Ris riapre il nodo del Dna

Luciano Garofano richiama un documento del 2007 per sostenere che i consulenti delle parti furono informati sugli esiti disponibili, compresi gli accertamenti sui pedali.

Il confronto sui risultati genetici legati ai pedali della bicicletta di Chiara Poggi ruota ora attorno a un documento redatto nel 2007. L’ex generale del Ris Luciano Garofano lo considera decisivo per ricostruire quali informazioni fossero state effettivamente condivise con i consulenti delle parti.

La questione riguarda due analisi elettroforetiche senza esito del 20 settembre, successive a un primo risultato utile ottenuto il giorno precedente con il Dna della vittima. La Procura di Pavia, che ha aperto un fascicolo senza indagati sull’operato degli investigatori dell’epoca, e la difesa di Alberto Stasi ritengono che quei dati non siano stati messi a disposizione nel procedimento.


Il verbale citato da Garofano

Garofano richiama un verbale di operazioni tecniche del Ris di Parma datato 24 settembre 2007. Nel documento si riferisce che il capitano Alberto Marino, responsabile degli accertamenti biologici, mostrò ai consulenti nominati dalle parti i risultati disponibili fino a quel momento.

All’incontro parteciparono Avato e Fabbri per la difesa di Stasi e Capra per la parte civile Poggi. Le loro firme, apposte in calce all’atto, sono l’elemento sul quale l’ex generale basa la propria ricostruzione. «Tutti i risultati ottenuti fino a quel momento sono stati messi a disposizione dei consulenti di parte», ha affermato Garofano, definendo il resto come una ricostruzione non sostenuta dagli atti ufficiali.


Le versioni contrapposte sui dati

I legali della famiglia Poggi, dopo la riemersione dei cosiddetti dati grezzi relativi agli esiti negativi, hanno sostenuto che non si trattasse di informazioni inedite. La difesa Stasi, invece, afferma di aver recuperato quei materiali soltanto lo scorso anno attraverso una richiesta al Ris e di non averli mai conosciuti in precedenza.

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In una comunicazione del 25 settembre 2007 indirizzata alla Procura di Pavia, gli avvocati che assistevano allora Stasi riportavano la posizione del consulente Francesco Maria Avato. Secondo quel documento, alla difesa non era stato comunicato che gli accertamenti sarebbero proseguiti il 20 e il 21 settembre.


Il nodo degli atti processuali

Il procuratore Fabio Napoleone ha sottolineato, in una nota diffusa tre giorni fa, che dei due esami del 20 settembre e dei loro tracciati completamente negativi non è stata trovata evidenza negli atti del procedimento e del processo a carico di Alberto Stasi.

Il punto da chiarire è quindi se la visione dei risultati prevista nel verbale del 24 settembre comprendesse anche quei due esiti privi di profilo utile. Da questa verifica dipende la diversa lettura sostenuta dalle parti sulla disponibilità dei dati durante le indagini e il successivo processo.

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