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Cronaca 1 min di lettura2 ore fa

Case della comunità, la svolta passa dagli specialisti: l’idea di Gemmato

Il sottosegretario alla Salute indica nei medici convenzionati una risorsa decisiva per seguire i pazienti cronici e colmare le lacune dell’assistenza vicino casa.

Il rafforzamento dell’assistenza territoriale passa anche dal coinvolgimento degli specialisti convenzionati. È questa la posizione espressa da Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, durante il Congresso nazionale Sumai Assoprof svoltosi a Roma, nel quale si è discusso del ruolo futuro delle Case della comunità.

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Il nodo resta la sanità territoriale

Secondo Gemmato, il sistema pubblico italiano mantiene livelli di eccellenza nella gestione dei casi più complessi, ma presenta ancora una carenza nell’assistenza di prossimità. Le Case della comunità, a suo giudizio, dovrebbero diventare lo strumento per colmare questo divario e rendere più efficace la presa in carico dei cittadini.

Sul territorio sono già presenti 1.065 strutture. Il sottosegretario ha sottolineato che, al loro interno, i professionisti legati al Sumai potrebbero offrire un apporto rilevante, contribuendo a trasformare questi presìdi in punti di riferimento più solidi per i pazienti.


Più spazio agli specialisti convenzionati

Nel corso dell’intervento, Gemmato ha accolto la proposta del Sumai di integrare maggiormente gli specialisti nell’organizzazione delle Case della comunità. «Bisogna strutturare le Case della comunità come parte della sanità territoriale e irrobustirle con la presenza dei medici convenzionati, in particolare degli specialisti», ha affermato.

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La loro funzione riguarderebbe soprattutto il percorso dei malati cronici: dagli accertamenti alla cura, fino alla gestione continuativa della patologia. Il modello dovrebbe basarsi sulla collaborazione tra specialisti convenzionati, medici di medicina generale e infermieri di comunità, così da rendere più coordinata l’assistenza.

Gemmato ha definito questa presenza necessaria per migliorare il funzionamento complessivo del Servizio sanitario. A suo avviso, il contributo degli specialisti può rafforzare una rete territoriale chiamata a rispondere ai bisogni quotidiani, senza limitarsi all’intervento ospedaliero nei casi di maggiore complessità.

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