Sanità, la proposta da 1 miliardo: specialisti tra ospedale e territorio
Antonio Magi chiede più investimenti per il personale e un accordo articolato in due sezioni, così da superare i vincoli attuali e rafforzare l’assistenza
Un nuovo modello per utilizzare gli specialisti in base alle necessità delle strutture potrebbe liberare risorse e rafforzare il Servizio sanitario nazionale. La proposta arriva da Antonio Magi, segretario generale del Sumai Assoprof, che indica in circa 1 miliardo di euro all’anno il possibile risparmio legato alla riforma.
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Il doppio canale per gli specialisti
L’idea prevede un contratto unico per la specialistica convenzionata, diviso però in due sezioni: una dedicata all’attività ospedaliera e l’altra al lavoro sul territorio. In questo modo, secondo Magi, sarebbe possibile superare le incompatibilità che oggi impediscono di spostare con flessibilità i professionisti dove servono maggiormente.
Il sindacato sostiene che una collaborazione tra ospedali e servizi territoriali esista già, ma senza regole omogenee e senza un’organizzazione stabile. «Possiamo spostare gli specialisti in base alle necessità, cosa che oggi è bloccata dalle incompatibilità», ha spiegato Magi durante il 58° Congresso nazionale degli specialisti ambulatoriali, in corso a Roma.
Più risorse per rendere attrattiva la sanità
Per il segretario generale del Sumai, il rafforzamento dell’assistenza non può prescindere da maggiori investimenti nel personale. L’obiettivo è rendere nuovamente competitivo il lavoro nel Servizio sanitario nazionale, soprattutto agli occhi dei giovani chiamati a garantire il ricambio degli organici.
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Magi ha inoltre sottolineato il ruolo degli specialisti nella gestione dei casi più complessi. «La presa in carico delle patologie complesse la fanno gli specialisti, non può farla soltanto la medicina generale», ha affermato, chiedendo la costruzione di gruppi di lavoro composti da professionisti con competenze diverse.
Case della comunità e assistenza integrata
La proposta presentata al ministro della Salute punta anche a garantire una presenza specialistica adeguata nelle Case della comunità. Per ottenere questo risultato, secondo Magi, non basta prevedere singole figure professionali: servono squadre multiprofessionali e multidisciplinari realmente operative.
Le risorse eventualmente recuperate dalla revisione del sistema, stimate dal sindacato in circa 1 miliardo di euro annuo, potrebbero essere destinate proprio al personale. L’obiettivo indicato è finanziare il rafforzamento degli organici senza dover individuare ulteriori stanziamenti esterni.
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