6.000Lettori online ora
Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Casa e governo, i numeri crollano: Madrid valuta il voto

Il Congresso respinge due provvedimenti sull’emergenza abitativa con Junts al fianco delle destre: per Sánchez vacilla la maggioranza e torna possibile il ricorso alle urne.

La maggioranza di Pedro Sánchez esce indebolita da una doppia bocciatura parlamentare che cancella, almeno per ora, le misure appena varate contro la crisi degli alloggi. Il Congresso ha respinto entrambi i decreti del governo, mentre fuori dall’aula gli inquilini protestavano contro sfratti, speculazione e profitti immobiliari.

Il primo testo è caduto con 172 voti favorevoli e 178 contrari. Determinante è stata la scelta dei sette deputati di Junts, schierati insieme al Partito popolare, a Vox e all’Unione del popolo navarrese. Il secondo provvedimento, dedicato al rinnovo automatico dei contratti di locazione e sostenuto da Sumar, ha ottenuto 166 sì e 184 no.


La maggioranza non trova una via d’uscita

Nel secondo voto il fronte contrario si è allargato: oltre ai partiti già uniti contro il primo decreto, hanno votato contro anche il Partito nazionalista basco e Coalición Canaria. L’esito conferma quanto sia fragile il sostegno parlamentare su cui si regge l’esecutivo socialista.

La bocciatura riporta così al centro del dibattito la possibilità di elezioni anticipate. Tra le date considerate come prima finestra utile figura domenica 29 novembre, ma la convocazione non è stata decisa: Sánchez, secondo quanto riferito nel testo, si è preso tempo per valutare il futuro della legislatura.


L’appello di Sánchez non basta

Il presidente del governo ha preso la parola a sorpresa alla fine del dibattito, invitando i deputati a considerare gli effetti del voto sulla vita quotidiana delle persone e non soltanto le direttive dei rispettivi partiti. Nel suo intervento ha avvertito: «La storia vi giudicherà».

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Anche Isabel Rodríguez, ministra della Casa, ha cercato fino all’ultimo un’intesa con Junts. Alla formazione guidata da Carles Puigdemont ha ricordato che il governo aveva accolto il 90 per cento delle sue richieste e ha proposto di convertire i decreti in progetti di legge, così da consentire successive modifiche tecniche.


Inquilini in piazza a Madrid

La mediazione non ha convinto gli indipendentisti catalani. Junts ha giudicato insufficienti le misure, sostenendo che avrebbero continuato a favorire gli acquisti dei fondi immobiliari, le operazioni speculative e gli sfratti. Il Partito socialista operaio spagnolo ha invece accusato gli avversari di difendere gli interessi degli speculatori e dei cosiddetti «fondi avvoltoio».

La tensione istituzionale si è riflessa nelle strade della capitale. Dopo la prima votazione negativa, davanti al Parlamento i manifestanti hanno contestato i guadagni del settore immobiliare e chiesto uno sciopero generale. Alla protesta hanno partecipato i sindacati degli inquilini, insieme a cittadini già coinvolti nelle mobilitazioni e nell’accampamento allestito a Puerta del Sol.

Con i due decreti ormai respinti, il governo deve individuare nuovi strumenti per affrontare una delle emergenze sociali più sentite in Spagna. La distanza da Junts rende più incerto ogni passaggio parlamentare e costringe Sánchez a scegliere tra la ricerca di un nuovo accordo e l’ipotesi di riportare il Paese alle urne.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere