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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Berlusconi, l’attacco di Marina: «La sua storia sotto processo

In una lettera al Giornale, la figlia dell’ex premier critica il procedimento di Firenze e denuncia il ritorno di accuse già giudicate prive di riscontri.

La vicenda giudiziaria che coinvolge Salvatore Baiardo riporta Silvio Berlusconi al centro del dibattito, anche dopo la sua morte. Marina Berlusconi, in una lettera al Giornale, contesta il modo in cui le dichiarazioni del boss Giuseppe Graviano sono state rilanciate nel processo di Firenze e sostiene che il nome del padre venga nuovamente trascinato in un procedimento senza possibilità di replica.


L’accusa di Marina sul processo

Secondo Marina Berlusconi, il procedimento per calunnia a carico di Baiardo finirebbe per mettere indirettamente sotto esame anche Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. La figlia dell’ex presidente del Consiglio ritiene che il processo abbia assunto una funzione diversa da quella formalmente indicata e lo descrive come un uso distorto delle regole giudiziarie.

Nel mirino ci sono soprattutto le dichiarazioni di Graviano, relative a presunti incontri e a capitali non trasparenti collegati alle origini di Fininvest. Marina Berlusconi sostiene che tali ricostruzioni siano state riproposte senza nuove conferme, nonostante le indagini svolte negli anni, l’analisi di numerosi documenti e le verifiche già effettuate non abbiano prodotto prove a sostegno di quelle ipotesi.

La sua critica è riassunta nell’immagine di una giustizia «capovolta», nella quale a un imputato sarebbe stato consentito di rilanciare accuse contro persone che non possono più rispondere in aula. A suo giudizio, il procedimento fiorentino ripropone così questioni già affrontate senza arrivare a elementi concreti.


Sicurezza e giustizia sono legate

La lettera allarga poi il discorso al funzionamento della giustizia italiana. Marina Berlusconi richiama la vittoria del No al referendum e sostiene che, nonostante l’attenzione pubblica si sia concentrata soprattutto sulla sicurezza, le due emergenze non possano essere considerate separate.

L’inefficienza dei procedimenti, osserva, comporta un costo anche sul piano della tutela dei cittadini: risorse economiche, personale e anni di attività possono essere assorbiti da cause che lei considera prive di fondamento. Da qui la domanda sul modo in cui lo Stato possa contrastare la criminalità se una parte delle sue energie viene impiegata in vicende giudiziarie ritenute inconsistenti.

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Per la figlia dell’ex premier, la protezione garantita dalle istituzioni deve riguardare sia i cittadini minacciati dai criminali sia coloro che rischiano abusi del potere, condanne anticipate e danni alla reputazione. I tribunali, nella sua impostazione, dovrebbero rappresentare una difesa e non trasformarsi in strumenti di pressione o, in alcuni casi, di lotta politica.


«Mio padre non può più difendersi»

Il passaggio più personale della lettera riguarda il rapporto tra la vicenda processuale e la morte di Silvio Berlusconi. Marina afferma che il padre, non potendo più parlare né contestare le accuse, continua a essere coinvolto in ricostruzioni che considera infondate e lesive della sua memoria.

«Neppure la morte di mio padre è riuscita a porre fine all’accanimento nei suoi confronti», scrive, sostenendo che i suoi avversari non si siano limitati a contrastarlo durante la vita, ma tentino ora di colpire anche l’eredità politica e personale che ha lasciato.

La conclusione della lettera mantiene un tono polemico ma fiducioso. Marina Berlusconi ritiene che anche questo nuovo tentativo di mettere in discussione la figura del padre sia destinato a fallire, proprio perché Silvio Berlusconi continuerebbe a rappresentare ancora oggi un riferimento rilevante nel dibattito pubblico.

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